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Creata la vita artificiale, per ora solo di un batterio

Per definirsi “vivo”, un essere qualsiasi deve possedere un corredo genetico ben definito e poter svolgere dei compiti base, anche banalissimi come il semplice muoversi. Su questo presupposto, sono “vivi” anche i germi, i batteri, tutti gli esseri microscopici che compongono il mondo e il nostro stesso organismo, pure se non hanno intelligenza o vita autonoma. E se questo è un fatto, è un fatto anche la creazione di una vera vita artificiale.

E’ successo al Craig Venter Institute, dove i ricercatori sono riusciti a creare un batterio in laboratorio. Una forma di vita realizzata senza l’intervento dei comuni processi riproduttivi, usando cioè il genoma del batterio Mycoplasma in grado di replicarsi da solo. Con quel genoma è stata prodotta la cellula Syn 3.0, il DNA è stato diviso in otto parti e ognuna di queste è stata etichettata. Dopo di che si è cominciato a intrecciare il DNA in centinaia di modi diversi fino a ottenere un gruppo di 473 geni poi organizzati in un unico genoma. Vent’anni e centinaia di tentativi ma alla fine l’uomo ha creato la vita.

Certo, siamo ancora lontanissimi dalla replica di quella umana. Noi abbiamo migliaia di geni, mentre qui ce ne sono soltanto 473, ma nel suo piccolo è qualcosa che davvero si avvicina a una “creazione”. Al di là del senso di onnipotenza che questo può creare, si tratta di una scoperta molto utile specialmente per la futura ricerca di nuove applicazioni mediche. Si potranno, per esempio, migliorare le tecnologie per consentire la sostituzione di geni o la cancellazione di quelli difettosi, si potranno creare batteri buoni per contrastare quelli nocivi … si potranno usare queste “creature” per ripulire dai veleni organismi o terreni o acque di torrenti. Il cammino è ancora lungo, ma le ricerche del Venter Institute, capeggiato dal rivoluzionario medico Craig Venter, non temono il giudizio del tempo e sono pronte a mettersi in gioco.

admin

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