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“Raccontare” la malattia, una buona cura

“Raccontare” la propria malattia, al medico online oppure agli amici su Facebook o ancora ad altri malati come noi, è un aiuto preziosissimo che caratterizza la nuova frontiera della medicina 2.0! Perché nessuna cura, nessuna terapia, nessuna visita può dare tanta carica come la forza della condivisione che agisce sull’umore e che in effetti aiuta a guarire prima.

Tanti sono già i blog -le rubriche di internet- che ospitano esperienze più o meno gravi di malattia. Siti dove le persone confidano al medico non solo i sintomi ma anche esperienze del proprio vissuto. Chat dove malati e parenti di malati si confrontano e si aiutano a superare i momentacci. Alcuni grandi libri nascono dal bisogno di raccontare la malattia, ricordiamo solo alcuni: “Apnea” di Lorenzo Amurri, “Se ti abbraccio non avere paura” di Fulvio Ervas e ultimo in ordine di tempo “Pesce di Aprile” di Cesare Bocci e Daniela Spada.
La sofferenza inserita nel racconto aiuta a elaborare il problema, ad affrontarlo, a conoscerlo meglio, anche dal punto di vista del malato. Ecco come nasce la “medicina narrativa” che oltre a diffondere informazioni utili anche ad altri malati aiuta il medico a capire il mondo del paziente, spesso tenuto a parte o guardato come un mistero. Negli USA si utilizza questo metodo, narrazione come cura, fin dal 2000, mentre in Italia è approdata ufficialmente solo da alcuni anni prendendo però subito piede nella comunità. I medici imparano molto dalle chat e dai libri dei pazienti, e i pazienti chiacchierando col medico online imparano anche a fidarsi e a capire i problemi di un professionista che lavora e che per comunicare con loro lascia a volte la propria preziosa opera.

admin

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