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Letto scomodo in vacanza? No, il motivo del cattivo riposo è nel cervello

E’ capitato a tutti… andiamo in vacanza sette giorni in un paradiso tropicale, sulle Alpi o nella più bella metropoli del mondo e dormiamo male. Ci alziamo più stanchi di prima e accusiamo mal di schiena e mal di testa che attribuiamo al letto. “E’ il materasso troppo duro”, “a casa mia ho la tavola, qui non c’è” e così via. In realtà il letto nuovo non c’entra nulla. Il cattivo riposo in vacanza è colpa del cervello.

Lo rivela uno studio del dottor Masako Tamaki e dei suoi colleghi della Brown University (USA), che si è concentrato su come affrontano le persone il primo ciclo del sonno nelle notti passate in un ambiente nuovo. Su 35 volontari giovani e sani, spediti in vacanza, sono state registrate delle anomalie nelle prime due notti che dimostravano come l’emisfero sinistro del cervello rimanesse in uno stato di semi attività anche durante il sonno. Insomma, proprio come gli squali e i delfini, quelle persone dormivano con mezzo cervello e con l’altro mezzo vegliavano attente, anche se inconsciamente.

Il motivo è uno solo. L’uomo, in quanto animale, lavora molto con l’istinto. E l’istinto rimane allerta in un ambiente che non conosce, pronto a risolvere qualsiasi problema nuovo. Per cui, anche se la persona è convinta di dormire, il suo cervello rimane in parte attivo e questo determina certamente un cattivo sonno e una stanchezza pesante il giorno dopo. Anche i dolori fisici, come il mal di schiena, si spiegano con questo. Il cervello attivo tende i muscoli e ci tiene pronti a fuggire. La cosa positiva è che il nostro cervello si adatta in fretta. E se la prima notte non avviene nulla di strano, già dalla seconda “staccherà la spina” e si dormirà un sonno riposante. Questo fenomeno non si riscontra nelle persone che -per motivi di lavoro- sono costrette a spostarsi spesso. Dopo il primo periodo, il loro cervello si adegua ai continui cambiamenti e la novità in sé non è più “pericolo”.

admin

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