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Zika, secondo caso di microcefalia in Europa

In Italia siamo spesso abituati ad essere “meno” rispetto agli altri. Nel caso di Zika, però, è un vantaggio sapere che le zanzare nostrane (anche quelle tigre) sono meno agguerrite e meno capaci di contagio rispetto alle tropicali brasiliane. L’unica possibilità di avere casi Zika in Italia, e anche in Europa, è quella di andar a prendere il contagio direttamente in Brasile! Come purtroppo è già avvenuto in due casi.

Ieri in Spagna si è diffusa la notizia della nascita di un bambino microcefalo da una donna rientrata da poco dal Sud America e rimasta incinta poche settimane dopo aver contratto Zika. Il piccolo è il secondo neonato europeo a venire al mondo con questa anomalia cranica grave, segno tuttavia che davvero c’è il legame tra l’effetto del virus e le deformità. Ma, ribadiamo, si tratta di due casi di donne che venivano dal Sud America. Se il virus si dovesse diffondere in Europa non avrebbe forse la stessa potenza né gli stessi danni sui neonati. Alcuni ricercatori italiani hanno infatti tentato un esperimento, inoculando il virus tropicale nelle zanzare tigre per valutare la loro capacità di trasmetterlo. Si è visto che il contagio partiva a stento, in maniera certamente meno efficace.

La pigrizia delle nostre zanzare ci salverà! Magari non eviterà la diffusione di un certo tipo di contagio ma sarà molto blando. In caso si verifichi un caso di infezione da Zika ci sono regole di profilassi che possono tuttavia proteggere la popolazione intorno: prima di tutto, disinfestare l’area vicina all’abitazione del paziente, fornire i vicini di casa di zanzariere e repellenti e -se ci sono donne incinte nel circondario- sottoporle a continui controlli e magari, per il resto della gravidanza, invitarle a cambiare zona. Al momento, tuttavia, in Italia non sembra esistere questo pericolo che rimane relegato solo ai due casi di cronaca avvenuti all’estero.

admin

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