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Come controllare l’Alzheimer con la luce stroboscopica

In discoteca con l’Alzheimer? Non è una battuta ma una ricerca medica accurata condotta in America dai ricercatori del MIT di Boston. Lo studio, concentratosi sulle placche che si formano nel cervello e da cui dipende la comparsa di questa grave demenza, si collega alla confusione mentale che provano alcune persone dopo una serata in discoteca, per colpa dello stordimento da musica forte e da luci stroboscopiche. Proprio su queste luci potenti, che vengono inviate a flash negli occhi della gente, si sono impegnate le ricerche degli americani per una nuova terapia anti Alzheimer. Come funzionano queste luci “da giovani” sulle menti malate di alcuni anziani?

Luci stroboscopiche contro le placche

Con lo stesso principio per il quale le luci stroboscopiche fanno male al cervello sano, si può forse curare il cervello malato di Alzheimer. Disturbate dai continui e potenti flash, certe cellule del sistema immunitario cominciano ad aggredire le loro “sorelle” del cervello rendendo la persona meno sveglia e meno funzionale, mentalmente parlando. Nei malati di Alzheimer, queste cellule immunitarie -se disturbate dai flash stroboscopici- cominciano a divorare le proteine beta-amiloide che formano le placche, di fatto riducendo l’infiammazione che causa la malattia. Nel caso delle luci usate al MIT, la frequenza dei flash è addirittura 4 volte più rapida e potente di quella delle discoteche.

Come funziona la terapia del flash

Le placche di beta-amiloide causano la lenta degenerazione del cervello, con perdita di memoria e morte dei neuroni. I test su animali colpiti da demenza aveva evidenziato come la esposizione a luci stroboscopiche per un’ora rallentasse fortemente la formazione di tali placche. Sottoposti a bombardamento flash tutti i giorni per una settimana, i cali di proteine delle placche erano ancora più rapidi e in alcuni topi si sono avuti miglioramenti e scomparsa di certi sintomi. Se grazie al “disturbo” della luce, il sistema immunitario trova il modo di “vendicarsi” sulle placche che ostruiscono le funzioni cerebrali si potrà controllare l’Alzheimer facilmente e non solo. Si potrà pensare seriamente a una terapia lunga, indolore e non  invasiva in grado di prevenire la formazione della demenza e forse di migliorare le condizioni di salute dei malati. Per far ciò bisognerà sperimentare la cura sull’uomo, passo successivo che negli Stati Uniti sta attendendo il via libera della FDA, l’ente che regola l’approvazione dei farmaci e delle cure in America.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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