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Psicologia: ecco come Facebook alimenta l’invidia

Lo usiamo praticamente tutti, è inutile negarlo. Per un motivo o per un altro, Facebook è parte del nostro mondo. Ci aiuta a ritrovare gli amici di un tempo (scopo per cui nacque a inizio anni Duemila), ci aiuta a tenerci aggiornati sugli eventi e a discutere le nostre opinioni, o a condividere le nostre foto. Eppure è al centro di molti studi medico-scientifici per il suo potere di influire sull’umore e sulla personalità di chi lo usa. Come può un semplice “forum elettronico” avere tanto effetto sulle nostre vite? Gli psicologi mettono in guardia soprattutto su quanto Facebook alimenti il sentimento di invidia, tra la gente.

Facebook: tutti felici per finta

Di solito usiamo Facebook per far vedere agli altri cosa e come stiamo vivendo adesso. Ovviamente nessuno “posterebbe” una foto di qualcosa che lo fa star male, quindi si tende a enfatizzare l’opposto. Ci si ritrae felici, entusiasti, spensierati anche quando non lo siamo affatto. “Guardate che fico il mio ragazzo!”, “Io sto con una top model”, “Saluti dal sole del Sud”, “Buone vacanze!” e così via … Magari a volte si usano foto di un viaggio di alcuni anni fa, ma lo si fa credere recente e questo per “farsi belli” col resto del mondo. Il quale, dal canto suo, “rosica”. L’invidia è un sentimento anche sano, se si sa controllare. Ci permette di ambire a qualcosa di più elevato e di impegnarci per raggiungerlo. Ma in eccesso può diventare patologico.

Delitti di invidia

Ci sono stati anche casi di omicidio, dettati dall’invidia. Specialmente tra coppie separate o divorziate, che magari proprio su Facebook osservano l’ex partner che si rifà una vita, che sorride con amanti e amici lontano dal pensiero di chi è stato abbandonato. A quel punto l’invidia diventa anche istinto criminale. Facebook però riesce a manipolare ben altri sentimenti, fino a divenire una vera e propria “arma”. Nel 2012 venne fuori una ricerca condotta con la complicità di Facebook all’insaputa degli utenti. Alcuni post allegri venivano modificati in qualcosa di triste per capire le reazioni di chi li leggeva. Un abuso della “privacy” della gente che fu molto contestato all’epoca… senza tuttavia allontanare la gente dal social. Chiudere Facebook? Inutile e quasi impossibile. Usarlo con moderazione e con sincerità, quello sì. Magari postando il meno possibile sulla propria vita privata.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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