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Donazioni di organi: l’Italia è prima in Europa

Chissà cosa ne penserebbe lui, il piccolo Nicholas Green che venti anni fa scosse le coscienze di una intera nazione. Vittima innocente di un tentativo di rapina, questo piccolo turista americano di 7 anni morì in un ospedale di Messina e i genitori non esitarono un attimo a donare i suoi organi che salvarono cinque persone. Allora in Italia la donazione di organi veniva vista con sospetto, con disgusto, con cattolicissima diffidenza … quel “fare a pezzi” un corpo umano non era accettabile e i consensi a questo intervento erano scarsissime. I genitori di Nicholas commossero l’intero Paese e da quel giorno in poi donazioni e trapianti d’organo aumentarono vertiginosamente, fino al record di questo 2016.

Italia, primo Paese per donazioni

Tra lo scorso anno e oggi sono  stati eseguiti nel nostro Paese 3.268 trapianti, contro i 3.002 di qualche anno fa, con un aumento dei donatori che sono passati da 1165 a 1260. in un solo anno! Ma ancor più interessanti sono i dati sulle donazioni “da vivente” che di solito riguardano i reni, la pelle, il midollo e che hanno visto un aumento del 20,4% in due anni appena. Tutto questo non soltanto rende l’Italia un Paese attivo e generoso ma ci porta tra i primi posti in Europa per operazioni di trapianto. Oltre all’esempio dei Green, a incoraggiare gli italiani a donare sarebbe stata anche la rassicurazione data dai progressi della scienza in questo settore, che ha portato soprattutto a una maggiore sopravvivenza e a un minor tempo di convalescenza.

L’importanza di un trapianto

Avere un organo a disposizione, per certe malattie come quelle cardiache, epatiche o renali significa la differenza immediata tra vita e morte. Ecco perché il trapianto d’organo è importante ed ecco perché è importante la donazione, senza la quale il trapianto non ci sarebbe. I parenti di una persona cerebralmente morta, che pur nel dolore trovano il coraggio di fare questo gesto, salvano vite umane e salvano anche il ricordo dei loro cari che “continuano a vivere” in altri. Si stima che l’89,9% dei pazienti italiani sottoposti a trapianto di cuore, l’78% dei trapiantati di fegato e l’89% dei trapiantati di rene, riprende la vita normale, ha un lavoro e una famiglia e relazioni sociali come tutti. E non c’è modo migliore di ricordare chi non c’è più, se non sapendo che “partecipa” alla vita ancora … invece di rimanere in un loculo a marcire.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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