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Come capire meglio la dislessia (e il problema che ne è la causa)

Oggi “va di moda”, nel senso che se ne parla tantissimo. Sia perché le scoperte mediche hanno permesso di identificarla come malattia sia perchè qualcuno la sfrutta per giustificare la pigrizia del figlio che magari dislessico non è mai stato. La dislessia per molto tempo è stata confusa con pigrizia e capriccio quando in realtà è un disturbo che impedisce alla persona di vedere la forma di una lettera e di leggerla quindi come si deve. Un dislessico magari leggerà “tovolo” invece di “tavolo”, o “mai” invece di “ami” e così via. Certamente è qualcosa che impedisce di vivere una vita al cento per cento normale, dato che tutto nel mondo è scrittura e lettura. Per capire meglio la dislessia sono tantissimi gli studi incominciati nel mondo e che oggi stanno dando i primi risultati come quello del MIT di Boston, negli Stati Uniti.

Il problema è nel cervello

Questo studio ha dimostrato, con dati alla mano, che il problema che causa la dislessia non è negli occhi ma nel cervello. Ci sarebbe una ridotta plasticità del cervello, alla base di tutto, ovvero una situazione in cui i neuroni sono incapaci di adattarsi alla percezione di stimoli ripetitivi (per cui certe lettere o parole all’occhio del dislessico sembrano nuove anche se le ha viste migliaia di volte). Nei test, i ricercatori americani hanno confrontato l’attività del cervello di giovani dislessici con quella di compagni loro senza dislessia. La risonanza magnetica registrata durante la lettura evidenzia che il cervello di un dislessico è meno “elastico”, meno adattabile. 

Non sono degli “stupidi”

Facile a questo punto pensare che si tratti di una sorta di ritardo mentale, ma non è così. I dislessici non sono degli “stupidi” ma anzi… spesso sono menti geniali che corrono perfino più avanti di quelle dei “sani”. Allora come mai hanno questo problema? Spiegano gli esperti che “I neuroni che rispondono ad un particolare messaggio visivo di solito reagiscono in maniera forte la prima volta, mentre le volte successive danno una risposta più debole ma comunque più rapida perché hanno imparato quel segnale. Nei dislessici manca questa fase dell’apprendimento del segnale” . E manca nelle aree della parola e del riconoscimento visivo, quindi avrebbero influenza su molti aspetti della loro vita ma si manifesta più facilmente nella lettura perché è questa attività che richiede al cervello una maggior capacità di adattamento. Lo stesso fatto del mancato adattamento, però, li rende a volte geniali. Nel senso che non rallentano mai il ritmo del loro cervello e dunque tendono a fare e pensare più in grande di altri. Non si sa, però, quanto valga questo vantaggio in una situazione di generico disagio.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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