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Malattie senza diagnosi: ecco le “investigatrici” che le studiano

Le malattie senza diagnosi possono essere molte più di quelle che crediamo. Sono “senza diagnosi” perché ancora sconosciute, o poco conosciute, oppure perché i loro sintomi si confondono con quelli di altre patologie o ancora perché difficili da analizzare. Pensando a quanta complessità circonda questo fenomeno, una ricercatrice di Verona, Linda Avesani, ha deciso di fondare un gruppo di studio che punti esclusivamente su malattie del genere. E’ nata così una “start up”, ovvero una nuova azienda, in questo caso medica, che casualmente è formata soltanto da donne, il che la rende ancora più di valore nel panorama scientifico italiano … spesso chiuso al genio femminile.

Sindromi senza diagnosi

Malattie senza diagnosi sono anche quelle rare, come la sindrome di Sjögren, una infiammazione cronica di natura autoimmune che colpisce appena un centinaio di persone in tutto il mondo e che ha una sintomatologia talmente strana e complessa che viene identificata con una media di 4 anni di visite presso più specialisti. Un altro elemento che fa accogliere con piacere la nuova start up al femminile è che spesso queste malattie strane colpiscono le donne più degli uomini, anche se ancora non si capisce perché. 
“Abbiamo composto una squadra che unisse alla passione e alle competenze scientifiche quelle economiche e manageriali”, spiega la dottoressa Avesani, parlando con orgoglio della sua creatura che porta il nome di DIAMANTE (sigla di DIAgnosi  Malattie Autoimmuni NanoTEcnologie).

Dottoresse “investigatrici”

E se la ricerca medica è già un compito difficile, formare la start up è stato già molto faticoso. Per prima cosa si è dovuto chiedere -e ottenere- un finanziamento (800.000 Euro), poi cercare altri fondi per gli studi specifici e in particolare per il kit ideato dalla dottoressa che dovrebbe velocizzare le diagnosi su questo genere di malattie. Infine proporre il tutto ai clienti finali (laboratori analisi e di ricerca). Si spera che tutto sia pronto per la fine del 2017, perché l’idea di DIAMANTE funziona bene. Basta infatti un solo prelievo di sangue e l’analisi con “un marcatore molecolare specifico, derivato appunto da un virus vegetale modificato. Un nanomateriale interessante, che ha costi bassi iniziali e una lunga durata: potenzialmente si tratta di una tecnica applicabile ad altre malattie autoimmuni difficili da diagnosticare”.  Tutto contenuto nel kit. Ci sono prove accertate che con questo metodo, diagnosi che di norma impiegano anni ad essere stilate arrivano in metà tempo e col 98% di precisione in più. Collaborano con la dottoressa Avesani anche Roberta Zampieri, presidente della start up, laureata in Agri-food Biotechnology, responsabile della produzione di nanomateriali e Valentina Garonzi, laurea in Business Administration, che cura il marketing e l’area finanziaria.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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