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Ora la “cannabis” è un medicinale: da gennaio in farmacia

La marijuana come cura? Finalmente in Italia è realtà. Sarà una farmacia del Veneto, nel paesino di Campedello (Vicenza), a distribuire per la prima volta come terapia medica la cosiddetta «cannabis di Stato». L’idea di usare questa “droga” come medicinale era nell’aria già da tempo, dato che in molti Paesi europei si fa da anni, e grazie al via libera del Ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin si era iniziata la sperimentazione e la produzione -super controllata!- presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

La cannabis dell’esercito

E’ stato affidato all’esercito italiano, dunque, il compito importante di controllare, analizzare e trasformare in medicina la pianta di marijuana che di per sé non è pericolosa affatto se si tolgono dal suo insieme quegli elementi allucinogeni che la rendono di fatto una droga tra le più usate e abusate. In assenza del suo elemento pericoloso, questa pianta può davvero alleviare il dolore senza effetti collaterali e in certi casi può condurre alla guarigione da alcune patologie. Dopo la sperimentazione, e l’OK dato anche dall’esercito che l’ha sperimentata, ora si passa alla vendita vera e propria sul mercato. «Le prime due confezioni, per circa 10 grammi di prodotto in tutto, arriveranno a gennaio» raccontano i titolari della farmacia veneta che si dichiarano anche “molto contenti e disposti a ordinarne” .

Il Veneto avanti di tre anni

In realtà, in provincia di Vicenza, la cannabis si vende già da tre anni in farmacia. Il problema è che per farla arrivare si doveva prenotare all’estero, soprattutto in Olanda, con i costi alti conseguenti. La produzione “made in Italy” -che si inaugura appunto in gennaio- taglierà i costi di moltissimo, se non li azzererà del tutto, per cui aumenteranno sicuramente i clienti. La cannabis può dare sollievo e cura nei casi di  sclerosi,  dolore neuropatico e oncologico, nausea e vomito nelle chemioterapie e, nella sua forma medicinale, viene assunta come infuso o tramite un vaporizzatore. L’importante è non bruciare la sostanza, per evitare di liberare le sostanze che invece la rendono pericolosa. Le potenzialità per la produzione in proprio di questo nuovo tipo di farmaco ci sono tutte, si potrebbe anche arrivare a venderne dieci volte di più.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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