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Il pace-maker diventa minuscolo e si inserisce senza tagli

Si chiama Micra TPS il pace-maker più piccolo del mondo. Il primo impianto in Italia è avvenuto a Roma, presso un ospedale privato (GVM Care & Research) e ha rivoluzionato il modo di intendere questi dispositivi per il cuore. Il pace-maker  (parola inglese che significa “segna il passo”) è un dispositivo che invia scariche elettriche al cuore per riequilibrare il ritmo disturbato dalle aritmie. Le persone affette da aritmie o fibrillazioni, non rischiano direttamente la morte ma un cattivo pompaggio del sangue in corpo con possibilità di emboli e ictus. Per applicare un pace-maker serve (serviva) un ricovero e un intervento, con almeno 4 giorni di degenza e un lungo recupero.

Il più piccolo al mondo

L’inserimento di Micra TPS, invece, non ha comportato nemmeno il piccolo taglio che si esegue normalmente. In appena 20 minuti, senza anestesie generali, il chirurgo ha applicato il dispositivo inserendolo dentro la vena femorale, all’altezza dell’inguine, e guidandolo elettronicamente fino al cuore a cui si aggancia con piccole graffette. Funziona a batterie che possono durare fino a 12 anni se il cuore riprende a funzionare correttamente (altrimenti si cambiano dopo 7 o 8 anni). Il paziente su cui l’inserimento è stato fatto, è un uomo di 70 anni che era già a casa 24 ore dopo il ricovero! Non ci sono state convalescenze, salvo un po’ di riposto in più del normale, e la ripresa delle attività di tutti i giorni è stata immediata. Col peso di appena 2 grammi attualmente Micra è il pace-maker più piccolo del mondo.

I vantaggi di questo dispositivo

Perché preferire Micra TPS al normale pace-maker lo abbiamo già detto poco sopra, e se non bastassero questi vantaggi ce ne sono molti altri. Uno su tutti la velocizzazione dei tempi di intervento (e di attesa) dei tanti pazienti che soffrono di aritmie e fibrillazioni, che in Italia sono l’1% della popolazione. L’assenza pressoché totale (90%) di complicazioni post inserimento. L’assenza di fastidiosi segni estetici (cicatrici, “bozzi” sottopelle dove un tempo si inserivano le batterie) e infine, in caso di problemi durante l’impianto, l’operazione può essere corretta o replicata senza alcuno stress da parte del paziente. E, cosa più importante, del medico.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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