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Uomo muore dopo laparoscopia. Medico palermitano disperato

“Ho amato quell’uomo, forse più di sua moglie. Ho fatto di tutto per salvarlo, è stata colpa mia”, così tra le lacrime continua a ripetere il chirurgo palermitano che alcuni giorni fa, per un tragico e inspiegabile errore, ha tranciato un vaso sanguigno addominale di un giovane paziente durante una banale laparoscopia. Il paziente, un commerciante di 38 anni padre di due bimbi, aveva forti dolori addominali a seguito di calcoli alla colicisti. Una grave infezione da operare subito, ma nessuno si preoccupa essendo ormai questa una operazione rapida, di routine.

Ha fatto di tutto per salvarlo

E tutto inizia bene, in effetti, ma durante la manovra di uno degli strumenti (l’intervento in questione non richiede tagli, ma solo l’inserimento di una sonda in corpo tramite piccoli fori sull’addome) viene toccata e tagliata per errore l’aorta addominale con la conseguente emorragia inarrestabile. L’equipe si è subito accorta del danno e ha fatto di tutto per fermare il sangue. Ci era anche riuscita ma al momento della trasfusione non erano a disposizione, nelle immediate vicinanze, sacche di sangue col gruppo del paziente che dunque è deceduto. Il medico, a quel punto, è uscito dalla sala e ha affrontato i parenti dell’uomo dichiarando: “E’ colpa mia”.

Mai un errore in vent’anni

Avrebbe potuto far finta di niente, inventarsi una complicazione, mandare un infermiere a fare il “lavoro sporco” e fuggire … lo hanno fatto altri prima di lui, ma quest’uomo onesto ha voluto pagare in prima persona il suo errore. Un tragico e assurdo errore, per un chirurgo di 47 anni, bravissimo, con 20 anni di carriera senza mai un errore medico alle spalle. In tutti gli interventi -anche nell’estrazione di un dente- c’è sempre un minimo di rischio legato all’errore umano. La differenza sta nell’arroganza di chi nega a tutti i costi o nell’onestà di assumersi il dolore della responsabilità. Nessuno potrà calmare la disperazione di una famiglia che ha perso un caro così giovane, e che ovviamente ha affidato ai propri avvocati la richiesta di giustizia, ma si spera che nessuno punti il dito o urli insulti feroci contro un medico che, onestamente, a differenza di tanti altri, sta annegando da solo nel rimorso.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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