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Addio al piccolo Charlie Gard

Il suo nome resterà nella storia, grandissimo tanto quanto lui era minuscolo. Il piccolo Charlie Gard, il bimbo di pochi mesi divenuto il centro di mille polemiche dopo la decisione dell’ospedale Great Ormond Street di Londra di staccare la spina alle macchine che lo tenevano in vita, non ce l’ha fatta comunque. Lo annunciano i genitori, devastati dal dolore e da una lotta lunga quasi un anno contro istituzioni, decisioni, tribunali e medici.

La sindrome che blocca la crescita

Tra pochi giorni (il 4 agosto) Charlie avrebbe compiuto il suo primo anno di vita, ma una malattia rarissima che si manifestò quando aveva sei mesi, ha spento lentamente la sua esistenza. La Sindrome da Deplezione Mitocondriale ha bloccato la crescita delle sue cellule, la sua massa muscolare e la crescita dei suoi organi condannandolo a vivere con il supporto di macchine. Al peggiorare delle sue condizioni, lo scorso maggio, l’ospedale decise di sospendere i trattamenti e di farlo morire. I genitori, da quel momento, hanno lottato con le unghie per il loro bambino ma anche e soprattutto per evitare che un ente terzo decidesse su una cosa tanto privata come l’amore tra genitori e figli.

Con lui muore una questione importante

Per Charlie si era mosso il Vaticano, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, e dagli Stati Uniti si erano attivate catene di solidarietà per sottoporre il bambino alle cure sperimentali che proprio in quel Paese si portano avanti contro quella malattia. Purtroppo l’esperto che aveva visitato Charlie nei giorni scorsi aveva già visto che era troppo tardi per tentare la sperimentazione e aveva ragione: Charlie è morto stamattina. Si spegne con lui l’eco della polemica e della lotta etica, ma rimane nell’aria il fantasma di un ospedale, o di un Governo, che “decide” per conto di una madre e di un padre se e quando deve finire la vita di un bambino. Una questione che va comunque risolta, prima del prossimo drammatico caso.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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