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Se l’ecstasy diventa un farmaco “amico”

Studio shot of various pills and capsules --- Image by © Tetra Images/Corbis

Le droghe, anticamente, erano usate come medicine dai popoli “selvaggi” che non avevano altre conoscenze e altri mezzi per curarsi. Ciò significa che ognuna delle piante o delle sostanze allucinogene e stupefacenti ha, in fondo, elementi validi e utili che si possono isolare da quelli pericolosi per essere usati in medicina. Succede ormai per la marijuana, per lo LSD e succederà presto anche per l’ecstasy, o MDMA.

Ecstasy come medicina

Negli Stati Uniti, l’ente per i farmaci Food&Drug Administration ha ammesso la sperimentazione con uso di ecstasy per curare alcune malattie legate al cervello come il disturbo post-traumatico da stress ma anche come alcuni tipi di demenza e lo stesso Alzheimer. La differenza rispetto agli altri psicofarmaci è che la componente dell’ecstasy agisce molto più rapidamente e dunque garantisce la assunzione di meno farmaco nel tempo. In particolare, agisce rapidamente sulla memoria (che nel disturbo post-traumatico da stress è fondamentale) eliminando quel continuo rivivere l’evento traumatico che di fatto blocca la guarigione.

Deriva da un olio naturale

L’ecstasy come droga è un forte eccitante, aumenta le sensazioni di vicinanza affettiva e toglie i freni inibitori. Per questo si assume durante le feste o in discoteca, ma con elevati rischi perché può far letteralmente esplodere il fegato, e mandare la persona in coma o alla morte. Ma i suoi composti, in particolare “3,4-metilenediossimetanfetamina”, derivano da una sostanza naturale come l’olio di sassofrasso, ed è presente in minima parte anche nel pepe e nell’anice stellato. Dunque si tratta di lavorare su quella sostanza, liberandola dalla parte allucinogena e distruttiva, per riutilizzarla solo nel suo scopo benefico. La stimolazione che questa sostanza rilascia in corpo può aiutare anche i malati di Alzheimer a ritrovare un equilibrio mentale che sembrava perduto.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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