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Ecco il batterio della morte che terrorizza la scienza

Come spesso succede, è colpa dell’uomo e dei suoi eccessi. Il nuovo batterio individuato negli Stati Uniti che terrorizza perfino i migliori scienziati, infatti, si è formato negli allevamenti di bestiame industriali dove veniva usato in dosi massicce per portare gli animali a crescere in fretta e dunque a produrre più carne da vendere. Oggi, però, quel batterio ha sconfinato e si diffonde in ambienti diversi e qui, invece di essere un aiuto, è uno sterminatore. Non ha ancora un nome, ci informa la American Society of Microbiology, ma ha un’anima nera: il gene Mcr-1, resistente a TUTTO.

Si diffonde rapidamente ovunque

Il batterio, fino a pochi anni fa presente solo in certi allevamenti (e abbastanza innocuo tra le mucche), è stato ritrovato anche dentro alcuni reparti ospedalieri americani e si è riscontrato in un 25% di casi di pazienti deceduti “senza motivo” dopo un ricovero anche in Cina. Le segnalazioni però continuano ad arrivare da ogni parte del mondo, si sa per certo che si trova in almeno 20 Paesi diversi … e non è escluso che sia arrivato anche in Italia.  Se si radicasse, sarebbe impossibile non solo curare le infezioni e le malattie stagionali ma anche eseguire operazioni chirurgiche, trapianti, operazioni dentali …. e così via. Non per niente lo chiamano “batterio della morte”.

Resiste anche alle migliori armi

Si parla ormai da anni dei “super batteri” resistenti agli antibiotici, sappiamo bene che la loro resistenza si è formata perché li abbiamo abituati noi alle medicine, abusandone al punto che oggi questi micro organismi hanno imparato a riconoscerle e a difendersi dai loro effetti. Ma anche contro i super batteri rimaneva un’arma segreta: la Colistina, antibiotico potentissimo. Purtroppo oggi scopriamo che nel “batterio della morte”, il gene Mcr-1 resiste benissimo anche alla Colistina, rendendo ogni sforzo medico inutile. E mentre la ricerca corre ai ripari, cercando di giocare d’anticipo e scoprire una “super cura” in grado di arginare Mcr-1, si tenta di tornare ai “rimedi della nonna”, quelle cure naturali e gratuite che però funzionavano benissimo in passato. Si spera anche nella ingegneria genetica che forse potrebbe fermare questo gene proprio dal suo interno, ma i tempi sono lunghi e il batterio, nel frattempo, continua a diffondersi.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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