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Ecco perché i giovani italiani cominciano a bere a 10 anni

I giovanissimi italiani bevono di meno, nel senso che sta lentamente passando di moda l’idea che “ubriaco fa figo”. Ma purtroppo, se da un lato cala la quantità dall’altro aumenta la curiosità e si registrano dati allarmanti di ragazzini che cominciano a bere superalcolici già a 10 anni! In dettaglio: il 40% ha assaggiato il suo primo drink a 10 anni, ma il 23% a quell’età ne ha già sorbito uno intero, e con gusto! Nella maggior parte dei casi, “l’assaggino” comincia a casa, non per incuria dei genitori ma per una antica tradizione tutta italiana che intende il vino e l’alcol in generale come una “medicina”.

Si beve già in famiglia

E’ vero che il vino, a fine pasto, fa bene. Ed è vero che abituando i ragazzini a berlo da piccoli magari toglie loro la voglia di provare la sbornia da grandi, ma non tutte le famiglie sanno dosare bene quell’assaggino di fine pasto. E soprattutto, una volta che il bambino si abitua al vinello del pranzo, parenti e amici pensano sia già pronto per il limoncello o il sorsino di rosolio! Ed è questo, in particolare, unito alla voglia di apparire grandi e speciali agli occhi degli amici che spinge molti ragazzini prima dell’adolescenza ad abituarsi troppo agli alcolici. Quando dall’uso del vino come digestivo si passa all’uso del vino “per darsi un tono”, là si sconfina in un territorio minato che purtroppo tanti giovani tra i 12 e i 15 anni conoscono bene.

E per farsi accettare dal gruppo

Si beve “forte” per adeguarsi al gruppo, per non farsi deridere dagli amici maschi e per farsi ammirare dalle amiche. Si impara a bere per farsi coraggio prima dell’interrogazione o prima di chiedere alla ragazzina del cuore se voglia ballare. Si beve anche per “sfuggire ai problemi” (il 44,6% dei casi) nelle famiglie in cui i genitori sono presenti ma continuamente distratti. E si beve anche senza alcun motivo, per provare lo sballo (38%) e dire di aver fatto una cosa nuova. Intorno all’abuso di alcolici girano anche delle sfide, delle prove di coraggio pericolosissime come il binge drinking (farsi un video mentre ci si ubriaca fino a stramazzare). Le campagne di sensibilizzazione non bastano, se non sono supportate dall’attenzione di parenti e in particolare da quella dei genitori che sono gli unici a conoscere bene i comportamenti del figlio e a notarne i cambiamenti. Se non sono distratti dalla chat di turno!

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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