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Chemio “sottopelle”: l’arma migliore contro certi tumori

Qual è la differenza tra la chemioterapia endovena e quella “sottopelle” che si sta sperimentando in questi anni contro alcuni tumori, ad esempio contro il tumore al seno e contro i linfomi? Innanzi tutto la tempistica, in quanto ogni seduta dura poco più di cinque minuti contro le ore della chemio normale. In secondo luogo un notevole miglioramento della qualità di vita del paziente. Infine un risparmio di circa 60 milioni di euro! Lo rivela lo studio dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, ma anche il riscontro di diverse persone che l’hanno provata.

 La chemio sottocute

Finora, le molecole anticancro degli anticorpi trastuzumab e  rituximab sono state somministrate per vena, con tutto quello che sappiamo faccia parte dei lati negativi della chemio. In vena, il farmaco agisce sì sul tumore, ma coinvolge tutto il corpo dato che scorre nel sangue, e può provocare tutti quei disturbi (nausea, vomito, diarrea, dolori) che i malati di cancro purtroppo conoscono bene. Con la chemio personalizzata si era già ridotta l’incidenza di questi sintomi e oggi sappiamo che esiste anche questo metodo ultra innovativo. Gli stessi anticorpi vengono iniettati sottopelle, evitando che invadano il sangue in massa ma facendoli comunque circolare fino a raggiungere il tumore, e il tumore SOLTANTO.

La gente vive meglio la malattia

Bastano cinque o otto minuti per sottoporsi a questa terapia, per cui i pazienti non devono rinunciare all’attività lavorativa, non devono portarsi da casa interi volumi per ammazzare il tempo e possono tornare alla vita normale subito. Questo li fa sentire “meno malati” e unito alla minore intensità dei sintomi migliora notevolmente il loro modo di vivere la malattia. Il buono è che l’efficacia del medicinale è uguale a come era prima. Festeggiano anche i medici e gli ospedali che si riorganizzano in base a questo nuovo metodo e vedono, fisicamente, un risparmio enorme di risorse e di tempi. Dunque anche l’efficienza dei centri di cura aumenta grazie all’efficienza di questa cura “sottopelle” che potrebbe aprire la strada a decine di altre cure antitumorali e non solo.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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