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Conoscevate la “psicosi dello scalatore”?

Se siete in cima all’Everest e vi sembra di vedere vostro padre di 70 anni che cammina pochi metri davanti a voi … o se siete in cima all’Etna o al Monte Bianco e sentite profumo di rosa … o una voce che vi chiama, fermatevi e respirate. Recuperate e fare rilassare il cervello. Perchè siete in preda ad un nuovo disturbo mentale, allucinatorio, che solo di recente è stato classificato. Siete matti, insomma, ma temporaneamente. Il disturbo passa una volta scesi a valle … è la Psicosi dello Scalatore!

Una malattia d’alta quota

La Psicosi Isolata d’Alta Quota (PIAQ) non ha ancora una origine certa ma più di un sospetto la collega alla carenza di ossigeno che si riscontra appunto in cima ad alte montagne. Certamente si tratta di allucinazioni gravi che fanno pensare che ci sia qualcos’altro, oltre al disturbo da mancanza di ossigeno. Anche perché la PIAQ si manifesta pure in persone perfettamente sane e sportive, abituate alla montagna. I primi casi furono registrati in Germania e Austria, Paesi dove l’alpinismo è uno sport amatissimo e praticato più che da noi. A Innsbruck questi casi sono stati studiati con attenzione e si sono raccolti alcuni dati interessanti.

Seguendo l’allucinazione si può morire

Se si trattasse solo di crisi da alta montagna, le allucinazioni dovrebbero comparire già a 4000 metri. Invece la PIAQ si manifesta solo dopo i 7000 oppure se si resta in alta quota tanto a lungo da pareggiare una permanenza a 7000 metri, pur trovandosi più in basso. Si sospetta allora che c’entri lo stress e la paura, che ogni persona (anche un esperto scalatore) prova di fronte alla grandezza della natura. Il problema di queste allucinazioni è che sono pericolose e potenzialmente mortali, se colpiscono una persona che viaggia da sola, o un capo cordata. Seguendo una falsa ombra o un sentiero immaginario si può finire nei dirupi o persi tra i ghiacci!  I disturbi allucinatori e l’alterazione di coscienza spariscono totalmente quando si scende sotto i 3000 metri, ma possono rimanere conseguenze fisiche anche importanti, come il rischio di edema polmonare o cerebrale. Occorre quindi andare sempre in montagna in gruppo, e possibilmente essere informati prima su questo genere di pericolo.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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