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Cento anni fa la terribile “influenza Spagnola”. E oggi?

Nel 2018 ricorre il centenario della terribile epidemia, anzi PANDEMIA, di “influenza Spagnola” che colpì tutto il mondo causando in pochi mesi 100 milioni di decessi ovunque, perfino in mezzo ai ghiacci dell’Alaska. Proprio grazie al ritrovamento del corpo di una donna esquimese, morta di Spagnola e sepolta nel ghiaccio, è stato identificato nei suoi polmoni -ben conservato- il virus che l’aveva uccisa. Da qui si è potuta ricostruire la storia della peggior epidemia mondiale dopo la peste del Cinquecento!

Morivano più giovani che anziani

La malattia si chiamò “Spagnola” perché le prime notizie vennero diffuse, in piena I Guerra Mondiale, dalle radio spagnole dato che l’influenza aveva messo a rischio la stessa vita del re di allora. In realtà, il virus (oggi sappiamo di tipo H1N1) era stato portato in quel Paese dagli americani giunti in massa dagli USA per combattere con gli alleati europei contro la Germania. In breve tempo, anche a causa della guerra, della povertà e di uno degli inverni più rigidi mai registrati, il virus si diffuse in tutta Europa e da lì passò alle colone e al resto del mondo! Migliaia furono le vittime giovani, al di sotto dei 25 anni, tra cui ricordiamo anche Francisco e Jacinta Marto, due dei veggenti di Fatima, ai quali la Madonna avrebbe predetto l’arrivo della malattia.

H1N1 oggi si può fermare col vaccino

Morivano più giovani che anziani perché la loro generazione non era preparata a combattere contro quel ceppo influenzale, mentre genitori e nonni lo avevano già conosciuto a fine Ottocento e ne erano ormai immunizzati. Ma sicuramente non fu un virus “normale”. Il ceppo H1N1 può avere diverse varianti, alcune molto aggressive, soprattutto sui polmoni. E’ un virus che noi conosciamo bene, che arriva ormai spesso in Europa. Se non si muore più come allora è perché sappiamo difenderci, anche grazie ai vaccini. Oggi le notizie riportano decessi in Puglia (6 morti in pochi giorni) e 25 vittime in Australia. Ci fa paura sentirlo, ma sappiamo anche che si tratta di percentuali davvero minuscole se paragonate alle popolazioni di oggi. E sappiamo anche che se ci vaccinassimo tutti, non ci sarebbero oggi nemmeno queste 6 vite da piangere. Ecco qual è la differenza tra oggi e il 1918.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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