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Il fisioterapista? Adesso è un robot

I robot prenderanno il posto dei fisioterapisti? No, il rischio non è contemplato al momento. Ma che siano un valido aiuto per chi lavora per ridare vigore al corpo umano non c’è dubbio. La Fondazione Don Gnocchi ha voluto esplorare i progressi di questo settore medico innovativo con il convegno La tecnologia e la robotica in Riabilitazione”, incentrato soprattutto sulla riabilitazione di pazienti reduci dall’ictus con il supporto di macchinari robotizzati.

Con il robot si migliora prima

Sono stati seguiti 250 pazienti sottoposti a terapie robotizzate contro altrettanti sottoposti alle classiche terapie sono con la mano umana e i risultati, a distanza di tempo, hanno dimostrato che il primo gruppo era più stimolato e recuperava più in fretta, rispetto al secondo. Si accorciavano di molto i tempi di risposta e di efficacia degli esercizi, si recuperavano molte più funzioni rispetto alla fisioterapia solo umana e questo grazie non solo alla diversa forza di azione della macchina ma anche al suo essere anonima. Il paziente esegue meglio gli esercizi se non si sente “giudicato” da un occhio umano. Inoltre, il supporto robotico nell’ambito della terapia riabilitativa comporta minori spese e dunque un controllo dei costi medici anche per il paziente.

Perdita di preziosa umanità?

I “contro” sono legati a un fattore psicologico più che tecnico. E’ indubbio che il rapporto con un’altra persona stimola i pazienti che spesso vedono nel terapista umano un “amico”, un “maestro” da non deludere, superata la fase del disagio. Dunque mancando la componente umana si perde qualcosa nella riabilitazione. Ma è fuor di dubbio che l’uso dei robot sarà sempre più importante nel futuro. Non per sostituire ma per INTEGRARE il lavoro del terapista. Basti pensare all’invecchiamento della popolazione e all’aumento di interventi di recupero per anziani reduci da ictus, da incidenti, ma anche da demenze. E con i pazienti in preda a disfunzioni mentali un robot può essere infinitamente più tollerante che non un umano. L’importante è saper integrare i due aspetti della terapia.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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