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Ed ecco “Burian” che prolunga l’influenza

Credevamo di esserne fuori, invece no. L’arrivo della tempesta siberiana “Burian” che è riuscita a imbiancare Roma, e perfino la spiaggia di Rimini, è un colpo di scena che stravolge le aspettative riguardo l’influenza 2018. Una influenza più aggressiva degli anni passati, che ha già messo a letto 7 milioni di italiani (contro i 5 milioni di due anni fa) e che a marzo si pensava essere già fuori dal picco peggiore.

Il freddo non fa morire i virus

Ma con l’arrivo dell’intenso freddo nordico le cose sono cambiate. Come si sa “il freddo porta la febbre” ma non perché basti un po’ di neve a farci ammalare, piuttosto perché col freddo i virus restano vivi e forti, dato che muoiono soltanto con le alte temperature. Dunque, se i primi tepori della primavera avrebbero allentato di molto l’azione virale dell’influenza, il nuovo freddo ha permesso invece alla malattia di resistere ancora per qualche settimana. Aspettiamoci dunque un marzo di medicine!

Se ci fossimo vaccinati tutti …

L’influenza del 2018 dovrebbe aver insegnato qualcosa a chi non ama il vaccino o  a chi predica contro. La potenza dei virus di quest’anno ha avuto conseguenze davvero poco piacevoli, sia in persone anziane che nei più piccoli. I ricoveri in ospedale sono stati più del previsto, ancora ieri si parlava di tre pazienti in Rianimazione (a Bologna) per complicazioni polmonari dati dall’influenza e i decessi sono stati tanti. L’invito è sempre quello: il prossimo anno, a ottobre, vaccinatevi. Fatelo non tanto per voi, che tollerate bene anche un po’ di febbre a 40, ma per i vostri figli piccoli che non sono ancora in età da vaccino o per gli amici che hanno malattie che impediscono loro di vaccinarsi. Fatelo perché è giusto e sano proteggersi contro una malattia che ogni anno cambia e riserva sorprese. Fatelo soprattutto se lavorate a contatto con i malati. La pessima sorpresa di quest’anno è stata che più della metà del personale ospedaliero italiano non ha fatto ricorso al vaccino, pur sapendo di essere a rischio contatto con i pazienti e dunque di diventare vittima o veicolo di virus.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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