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Un cuore batte … in provetta

Un cuore batte in provetta… Non è il titolo di un film di fantascienza ma una realtà assoluta che si è realizzata grazie al connubio tra ricerca medica e bioingegneria, e grazie all’uso corretto delle cellule staminali. E’ successo negli Stati Uniti alla Columbia University School of Engineering and Applied Science i cui studi sono stati  pubblicati su Nature.

Cellule staminali con sviluppo accelerato

Si è tentato spesso di ricreare degli organi, specialmente il tessuto cardiaco, in laboratorio con le staminali ma l’errore che si faceva era utilizzare cellule a uno stadio di maturazione tale che, sì, potevano ricreare l’organo ma non il suo funzionamento. Oggi si è tentato un approccio diverso. Con le staminali pluripotenti indotte umane (iPSC) derivate direttamente da cellule adulte differenziate, come quelle che ritroviamo nella pelle umana, si è avviata una coltura per 4 settimane invece dei classici 9 mesi tradizionali con uno sviluppo accelerato indotto in laboratorio. In tal modo si sono usate cellule allo stato iniziale, cioè prima che il tessuto muscolare “impari” a contrarsi.

Il tessuto cardiaco pulsava

Con successivi stimoli esterni, poi, i ricercatori hanno insegnato a questi cardiomiociti nuovi di zecca a pulsare, riuscendo così a ottenere un tessuto cardiaco in grado di battere come un cuore vero! Con la regolamentazione degli impulsi cardiaci indotti, poi, i ricercatori hanno ottenuto la frequenza di battito corretta e dunque un potenziale cuore perfettamente funzionante. Tutto in laboratorio! La sola idea di cosa questo potrebbe cambiare, e migliorare, nella scienza dei trapianti cardiaci, della cura contro l’infarto, delle terapie contro le aritmie è un universo di speranza che tantissimi nel mondo stanno guardando con occhi attenti. Il futuro è già alle porte.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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