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Humanitas in aiuto dei giovani malati di cancro

Sono in aumento, e non solo in Italia, i casi di tumore tra gli adolescenti e i giovani adulti. Un’età infelice, come quella dei quarantenni, perché posta “nel mezzo”. Non sono bambini da seguire con attenzione, non sono anziani debilitati, si suppone che siano sani … e quando si ammalano spesso accade per diagnosi tardive, e bisogna affrontare la malattia rinunciando a buona parte dei propri progetti: scuola, laurea, lavoro, matrimonio, spesso gravidanza. Un dramma non solo fisico ma anche psicologico.

Humanitas e il progetto AYA

E l’istituto Humanitas, che da anni ormai si occupa dell’universo ocnologico, con ottimi risultati nelle cure e nelle guarigioni ma anche in quegli eventi “di contorno” che devono garantire serenità ai malati. Tra i nuovi progetti c’è, appunto, il progetto AYA (Adolescents Young Adults) copiato da altri Paesi europei ma adattato alla realtà italiana. Da noi, infatti, è già difficile inserirsi nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali da “sani”. Farlo mentre si combatte un tumore, o dopo la guarigione, è ancor più complicato. E nessuno aiuterebbe questi ventenni e trentenni se non lo facesse chi li ha seguiti per tutto il tempo.

In aiuto dei giovani pazienti dalla cura alla guarigione

I giovani adulti si ammalano per lo più di tumori del sangue (leucemie) oppure di linfomi, di tumori ossei e di tumori del cervello. Guarire da queste malattie è complicato, ma una volta vinto il male rimane anche la parre difficile di rientrare in una società di “sani” che intanto si era messa da parte. Humanitas mette a loro disposizione, già durante il percorso di cura,  specialisti  che li seguono in tutte le fasi cercando di ridurre le complicanze cliniche a lungo termine o di insegnare loro come conviverci una volta fuori. Una stanza tutta per loro, il cui logo è stato ideato dai giovani pazienti stessi, permette ai ragazzi di tenersi impegnati con attività diverse, artistiche e non, che li aiutano a trovare la grinta necessaria per ripartire. Oltre la malattia ma anche oltre il brusco rientro nel “mondo normale”.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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