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Sindrome della “morte improvvisa”: forse scoperta la causa

Davide Astori non ha fatto in tempo. C’è sempre qualcuno che se ne va poco prima di una scoperta importante che potrebbe salvargli la vita e questo -se verificato- è il caso delle persone che soffrono, senza saperlo, della Sindrome di Brugada, detta anche “della morte improvvisa”. Possibilmente ne era affetto anche il capitano della Fiorentina che è morto nel sonno per una grave anomalia elettrica del cuore, tipica di questa sindrome, e tipica anche di tanti altri atleti morti di colpo sul campo di gara o altrove.

Una scoperta italiana

La scoperta era dietro l’angolo, ed era in Italia. E’ stata infatti individuata da un team dello IRCCS SAN DONATO di Milano la possibile causa che porta il cuore a “impazzire” fino a fermarsi da solo. Senza un apparente motivo. Invece il motivo c’è, e sono gruppi di cellule con caratteristiche elettriche simili che si raggruppano tra loro formando come dei “grappoli” impenetrabili. Al centro custodiscono cellule con un potenziale elettrico altamente aggressivo in grado di causare uno shock cardiaco immediato e dunque l’arresto. Solo se queste cellule aggressive si aprono un varco verso l’esterno del grappolo si scatena la crisi cardiaca.

E forse anche la cura

La presenza di questi grappoli anomali è stata notata, in seduta autoptica, in moltissime persone decedute per “morte improvvisa” e quasi tutte sanissime e perfino atletiche. Il problema, infatti, non sta nella salute fisica, nella forza o debolezza del cuore, ma in qualcosa di infinitamente piccolo che può creare un danno anche nel più sano dei tessuti. Impossibile vederle, anche con l’elettrocardiogramma, perché in apparenza sono cellule normalissime. Si possono attivare, liberando le cellule aggressive, per varie ragioni … una febbre troppo alta, uno sforzo intenso, oppure soltanto perché di colpo “si aprono”. Attualmente non si sa come fermarle o come diagnosticarle in vita, ma allo IRCCS hanno inventato una sorta di “sonda” in grado di ripulire come l’azione di un pennello le pareti interne del cuore, evitando danni ma disperdendo le cellule a grappolo, in modo che l’attività cardiaca sia uniforme e non concentrata tutta in  un unico momento estremo. Bisogna ora verificare se basta questa invenzione italiana geniale per risolvere il problema alla radice.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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