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Locazioni: maggiori difficoltà per gli inquilini

Il Sunia denuncia che aumentano le difficoltà delle famiglie che hanno ridotto la propensione al risparmio, la spesa e cominciano ad intaccare i risparmi, mentre il governo non ha messo in campo misure di sostegno ai redditi. Sempre di più quelle che si collocano sotto la soglia di povertà e quelle che prima appartenevano a ceti medi e oggi vivono in condizioni di forte difficoltà economica. La diminuzione del reddito incide particolarmente nelle famiglie con forti spese che non riescono più a sostenere: il 20% delle famiglie italiane, più di 4 milioni, pagano un affitto, il 70% a un privato, e sono in prevalenza nuclei socialmente ed economicamente deboli; il 20% sono unipersonali, il 67% monoreddito, il 40% dei capofamiglia è rappresentato da operai, il 29% da pensionati, il 23% ha più di 65 anni. Il 77% delle famiglie ha un reddito inferiore a 20.000,00 euro annui, il 20% tra 20.000,00 e 30.000,00, solo il 3% ha un reddito superiore.

Per queste famiglie spesso l’unica entrata è un reddito da lavoro dipendente e l’affitto incide con percentuali insostenibili. Nell’ultimo decennio i rinnovi dei contratti hanno subito un aumento medio del +130% (145% nei grandi centri), i canoni del libero mercato proposti da privati hanno registrato un aumento medio del +150% (165% nei grandi centri). L’aumento dei canoni e l’insostenibilità delle spese per un numero sempre crescente di famiglie ha portato negli anni a un aumento degli sfratti per morosità (oggi l’80% di quelli emessi). Le famiglie coinvolte sono a basso reddito (il 50% percepiscono meno di 15.000,00 euro annui), ma aumentano quelle con redditi medi che nel corso del contratto hanno perso il posto di lavoro (24%), o hanno visto diminuire le proprie entrate, come lavoratori in cassa integrazione e pensionati. Negli ultimi 5 anni sono stati emessi 230.000 provvedimenti di sfratto, 175.000 per morosità e sono stati eseguiti 120.000 sfratti, 100.000 per morosità. Data l’insostenibilità dei canoni e le difficoltà delle famiglie a sostenere le spese per l’abitazione, senza misure di sostegno al reddito delle famiglie in affitto, nel triennio 2009/2011 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione perchè non riusciranno a far fronte al pagamento dell’affitto.
Nei sette mesi passati da quando Confedilizia ha presentato le proprie proposte, il mancato rilancio della locazione attraverso misure di incentivi fiscali ha già fatto sfumare circa 7 miliardi e mezzo di euro di interventi edilizi. E’ quanto rilevato, ricordando di aver segnalato nel marzo scorso – in occasione dell’annuncio da parte del Governo del Piano casa – che in Italia vi sono fra i 700 e gli 800 mila immobili inabitabili perché da ristrutturare o da rimettere in pristino, in gran parte situati nei centri storici. Per effetto delle annunciate disposizioni del Governo in materia di edilizia, molti di questi immobili avrebbero potuto essere destinati all’affitto a canoni agevolati, vale a dire stabiliti dagli accordi stipulati da Confedilizia in tutta Italia con i sindacati degli inquilini, come prevede la legge. Ma perché tali immobili venissero destinati alla locazione, occorreva restituire redditività all’affitto, attraverso l’introduzione per i contratti di locazione agevolati di una cedolare secca del 18-20%. A sei mesi di distanza da quell’annuncio del Governo e da quelle proposte, si può stimare che – se anche solo 500 mila di quei 700/800 mila proprietari di immobili inabitabili avessero dato il via a interventi di ristrutturazione, spendendo tra i 10 e i 20 mila euro per ciascun immobile – sarebbe stato pari a circa 7,5 miliardi di euro l’importo dei lavori ai quali avrebbe dato luogo l’azione combinata di Piano casa e cedolare secca sugli affitti. Lavori che sarebbero immediatamente partiti e che avrebbero sin da subito avviato la ripresa dell’economia, senza contare il gettito fiscale che sarebbe stato garantito allo Stato in termini di Iva e di altre imposte. Ora che gli effetti del Piano casa sono stati rimessi alle scelte regionali – anche se alcune Regioni ne hanno fatto un vero e proprio sabotaggio, condizionando la possibilità di effettuare ampliamenti all’assoggettamento ad obblighi come quello del libretto casa – la necessità di rilanciare la locazione non è comunque venuta meno e si è fatta anzi più urgente. L’introduzione della cedolare secca per i contratti agevolati – che, secondo i calcoli di Confedilizia, costerebbe all’Erario meno di 200 milioni di euro – contribuirebbe, infatti, ad aiutare tutte quelle famiglie che sono alla ricerca di immobili in affitto, anchei quale via d’uscita da mutui già in essere ovvero quale alternativa all’accensione di nuovi mutui.

Fonte: Tecnoborsa

admin

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