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Redditometro 2013: tutte le voci di spesa

Con l’introduzione del Redditometro 2013, il Fisco tenterà con la sua lente d’ingrandimento di far emergere redditi non dichiarati: i controlli, che non saranno attuati prima del mese di marzo, scatteranno nel momento in cui il Fisco riterrà che la spesa effettuata da un nucleo familiare che dichiari un certo reddito sia superiore alla soglia, in particolare nel caso in cui i due valori discordino per più del 20%.

E’ bene quindi che le famiglie italiane si apprestino a controllare tutte le spese, tenendo presente che il meccanismo del redditometro, che si applicherà a partire dai redditi del 2009, prevede che per 26 tipologie di beni e servizi sui 56 presi in considerazione si tenga per buono il valore più alto tra quello dichiarato dal contribuente e quello risultante dalle medie dell’Istat.

Il redditometro 2013 prevede l’analisi di 56 tipologie di beni e servizi. Questi possono essere suddivisi in nove macro categorie di spesa, che sono:

  • acquisti di beni durevoli
  • trasporti
  • abitazione
  • alimenti, bevande, abbigliamento e calzature
  • combustibili d’energia
  • immobili, elettrodomestici e altri servizi per la casa
  • sanità, comunicazioni, istruzione
  • tempo libero, cultura e giochi
  • altri beni e servizi

Per 30 voci, il Fisco attingerà a dati rilevati dalle banche-dati (ad esempio le bollette), mentre per le altre 26 voci di spesa metterà a confronto eventuali dati emergenti dall’Anagrafe tributaria con le medie dell’Istat relative al tipo di famiglia cui appartiene il contribuente e alla sua area geografica. Il meccanismo prevede che si tenga per buono il valore più alto tra quello dichiarato dal contribuente e quello risultante dalle medie dell’Istat.

Vediamo nel dettaglio le simulazioni elaborate dalla Cgia di Mestre (sintetizzate nell’immagine sovrastante). Nella prima simulazione considerata, se il contribuente raggiunge l’accordo con l’Agenzia delle Entrate che gli sconta il reddito imponibile del 5%, tra maggiori imposte e sanzioni ridotte dovrà versare tra i 4.250 euro circa fino a 5.640 euro. Se, invece, non accetta la proposta dell’Agenzia e fa ricorso alla Commissione tributaria, perdendo, il contribuente dovrà versare all’Erario tra i 6.815 e gli 8.906 euro. Nel secondo caso, invece, qualora il contribuente raggiungesse un compromesso con l’Agenzia delle Entrate che riduca il reddito imponibile del 20%, tra maggiori imposte e sanzioni ridotte ci saranno da versare tra i 3.366 euro fino a 4.750 euro.

admin

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