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Fughe di gas, ecco i consigli di Assoedilizia

Un’esplosione, secondo i primi accertamenti dei vigili del fuoco, dovuta a una fuoriuscita di gas, ha fatto crollare una palazzina di tre piani, nelle prime ore del mattino, nel quartiere Longuelo di Bergamo, in via Perlosi. Al momento dello scoppio in casa c’erano sette persone, sei sono rimaste ferite, due delle quali in maniera grave.  

L’ennesimo episodio nell’arco di pochi mesi: il 6 dicembre, a Camugnano, nel bolognese, 2 feriti gravissimi; il 7 dicembre, casa colonica a Vaiano (Prato), 4 feriti; l’1 gennaio a Napoli, un morto. Troppo frequenti questi casi che dimostrano la pericolosità del gas (metano in particolare) lasciato alla mercè degli utenti a causa di una normativa lacunosa  ed equivoca.

E’ quasi un bollettino di guerra e le esplosioni non fanno quasi più notizia. Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese “civile” qual è il nostro?

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici dichiara:“C’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas.

Illuminante è la  storia del metano: il “pubblico” fornisce , all’interno delle abitazioni dei cittadini, una materia altamente deflagrante, (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città). 

In questo quadro,si potrebbe pensare che il pubblico, il quale ha istituito la fornitura di tale servizio di interesse collettivo, dapprima con  municipalizzate, poi privatizzate e talune quotate in borsa, quindi soggette alla fine alle logiche dell’ economia con i relativi profitti, debba assumersi l’onere di tenere indenni,in caso di sinistri, gli sventurati cittadini; ricostruendo la casa e rimettendoli nelle condizioni economiche originarie.

E invece li lascia in balia di beghe con la propria assicurazione volontaria (e se non si fossero assicurati?), che ovviamente solleva ogni ragione per pagare il meno possibile; o con la sempre inadeguata copertura assicurativa offerta dalle aziende erogatrici.

Lo Stato permette che si fornisca il metano o che si detengano in casa bombole di gpl; conosce le regole di sicurezza, ma non ne dispone la integrale obbligatorietà; non stabilisce che gli enti erogatori (che esercitano un’attività economica – traendone profitto – costituente però al tempo stesso un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza entro le abitazioni, interrompendo l’erogazione in caso di difetti; non dispone per una assicurazione sociale (come la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento,  sul piano, non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze invincibili della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte.  C’è una zona grigia, sul piano della sicurezza. ed è quella a valle del contatore.

Infatti i controlli della rete di distribuzione del gas a monte dello stesso , sono a carico dell’ente erogatore che li effettua sotto la sua responsabilità, anche ai fini della responsabilità civile, (se qualcosa non va, blocca subito la erogazione del gas e questo è motivo di minori sinistri): è raro dunque che succedano disastri a causa di difetti in questa zona.

A valle dei contatori i controlli sono a carico dell’ASL che fa quello che può e poi non è responsabilizzata, sul piano della responsabilità civile, in caso di sinistro.

Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione  obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme, in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Il tutto sotto la responsabilità degli enti erogatori che dovrebbero,in presenza di difetti, interrompere immediatamente la fornitura del gas.

Sui nostri suggerimenti tecnici concorda anche il C.I.G. Comitato Italiano Gas.Per contenere se non eliminare il fenomeno Assoedilizia, oltre alle misure di sicurezza suesposte, propone che venga incentivato l’utilizzo di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici attraverso:

– agevolazioni per chi opera la trasformazione da alimentazione a gas ad elettricità simili a quelle per il contenimento energetico (contributi delle amministrazioni locali all’installazione e detrazione del 55% delle spese in più anni dall’Irpef);

– obbligatorietà della trasformazione per cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici;

– per i meno abbienti, tariffe elettriche agevolate, incrementando quanto già previsto oggi dalla legge”.

Per ovviare almeno alle conseguenze economiche degli scoppi del gas Assoedilizia ha istituito una polizza assicurativa “sociale”.

admin

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