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Una casa "wabi-sabi"

Per chi non lo sapesse, “wabi-sabi” è una parola giapponese formata da due ideogrammi che, separatamente, indicano solitudine e abbandono (wabi) e freddo, povero e avvizzito (sabi). Nell’insieme un messaggio molto deprimente, ma se applicato all’arte e all’architettura di traduce come: così com’è. Accettare le cose come sono, senza modificarle, anche con i loro difetti di decadenza. Accettare la transitorietà delle cose.

In Italia, tra le campagne emiliane, un architetto ha adottato questo stile “wabi-sabi” per creare la propria abitazione. Realizzata in un edificio antico, rifugio di campagna tra i vigneti, è stato “accettato così com’è”, con la sua caducità. Lo scopo dell’architetto Baldi era quello di arredare la casa in modo originale ma senza cadere nella trappola emotiva della tipica cascina rustica. E allora ha lasciato che fossero gli elementi stessi della casa, i suoi “difetti di vecchiaia” a dare l’aria rustica naturale alle cose e ha adattato l’arredo interno seguendo questo filone.
Unico volume al pianterreno dove si aprono salone e cucina, soffitti molto alti e piano superiore dove predomina il bianco e il color legno. Sono rimasti a vista tutte le assi storte, i muri tinteggiati più volte, gli angoli imperfetti. La casa deve accogliere ed essere accolta così come viene. La messa in sicurezza ovviamente è necessaria ed è stata fatta, in modo che questi artistici difetti non siano anche pericolosi, ma nell’insieme poco è stato ritoccato. E gli arredi, etnici, grezzi, naturali, completano il tutto armoniosamente.

admin

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