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Caso Caterina Simonsen: Susanna Penco, no agli insulti e alla sperimentazione sugli animali

Continua a far discutere il post pubblicato su facebook da Caterina Simonsen, studentessa di 25 anni di Bologna affetta da quattro malattie rare, dove in una foto, in cui si mostra con un respiratore e un foglio, ringrazia la sperimentazione animale, senza la quale sarebbe morta all’età di 9 anni.

Infatti, ha dato vita a reazioni molto diverse e anche alquanto forti, soprattutto tra gli animalisti più estremisti, visto che ha ricevuto oltre 30 auguri di morte e numerosi insulti, tutto solo per aver manifestato pubblicamente il suo appoggio, condividibile o no, oppure giusto o sbagliato, alla sperimentazione animale.

Insulti e minacce che la biologa Susanna Penco, ricercatrice presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università di Genova e malata di sclerosi multipla da vent’anni, ha condannato con fermezza, reputando educazione e civiltà valori imprescindibili, anche se si è dichiarata contraria a qualsiasi genere di strumentalizzazione.

Al riguardo, la dottoressa Penco ha affermato: ‘mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poiché educazione e civiltà sono valori imprescindibili. Tuttavia, contrariamente a lei, troverei umiliante per me stessa farmi fotografare con una flebo attaccata alla vena: pertanto metto in rete una foto in cui appaio sorridente, anche se molto spesso sono tutt’altro che serena o in salute. Detesto le strumentalizzazioni di qualsiasi genere’.

Parlando poi delle cure, ha proseguito: ‘grazie alle mie conoscenze scientifiche sono persuasa che, anche per le malattie più agghiaccianti, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazioni sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati. Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. Inoltre, le terapie sono molto costose per il SSN. Se si abbandonasse un metodo fuorviante e ci si concentrasse sull’uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi’.

Secondo la dottoressa, un metodo adeguato per arrivarci è la donazione degli organi per la ricerca, non ha caso ha deciso di donare il suo cervello affinché sia studiato dopo la sua morte.

admin

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