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L’onda radioattiva di Fukushima non sarebbe dannosa per l’uomo

Il terrore, dopo il disastro umano ed ecologico di Fukushima (11 marzo 2011), era legato alle quantità di materiale radioattivo che si era sparso nell’Oceano. Quando terremoto e maremoto avevano distrutto la centrale nucleare giapponese, tonnellate di liquami radioattivi si erano sparsi sul territorio e nel mare, inquinando inevitabilmente tutto. E sebbene i prodotti agricoli di Fukushima siano ancora off limits e i terreni intorno contaminati, forse il mare ha diluito il danno.

I materiali usciti dalla “ferita” della centrale nucleare sono stati “inseguiti” per tutto il loro viaggio e monitorati nel frattempo. L’onda velenosa ha raggiunto prima le Hawaii e ora anche gli Stati Uniti però, man mano, pare che abbia perduto la potenza inquinante che aveva all’inizio. Lo rivela la rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (PNAS) secondo lo studio reso noto dal dottor John Norton Smith, dell’Istituto canadese Bedford.

Monitorando i valori del cesio radioattivo 134 e del cesio 137 nell’acqua, fino a 1.000 metri di profondità, si è visto che nonostante il “grosso” debba ancora raggiungere le coste americane non sarà comunque dannoso per la salute dell’uomo. Si è fatto un confronto con i livelli radioattivi registrati nel Pacifico negli anni Ottanta, dopo gli esperimenti nucleari francesi, e si è visto che la radioattività monitorata, allora come ora, non mettono in pericolo l’uomo. Certo, sull’ambiente ci sarà da discutere perchè sebbene non ci sia un pericolo immediato potremmo avere delle conseguenze in futuro.
Grazia Musumeci

admin

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