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MUOS sequestrato: la Cassazione non toglie i sigilli

Il MUOS, il mega impianto di antenne militari per l’intercettazioni di anomalie sul Mediterraneo, gestito dall’esercito USA e imposto all’Italia, in quanto alleato, non convince. Non convinceva prima, quando era solo un progetto, né dopo quando hanno cominciato i lavori per costruirlo al centro della Sicilia, a Niscemi. Le proteste della gente sono state tante, ma anche le indagini condotte seriamente e nonostante i proclami degli ambasciatori e consoli americani sul posto la battaglia non è ancora conclusa.

Il problema principale è che non ci sono certezze sugli effetti delle onde emesse dalle antennone sulla salute umana. E l’estensione degli effetti del MUOS riguardano più di 4 milioni di persone, in Sicilia. La cosa è finita in tribunale e i tre gradi di giudizio hanno infine dato ragione alla gente, alle “mamme di Niscemi” che protestavano contro il progetto: anche la Cassazione infatti a rigettato la proposta del Ministero della Difesa di riavviare i lavori di costruzione delle antenne. Ha invece confermato la decisione della procura di Caltagirone che, a inizio aprile 2015, chiese e ottenne di apporre i sigilli all’impianto satellitare.

Dunque no, niente MUOS a Niscemi. Per lo meno finché non si farà chiarezza definitiva sul suo funzionamento. Il TAR aveva già dichiarato “abusivo” l’impianto americano e oggi la Cassazione lo conferma: quelle antenne non s’hanno da fare! Le verifiche sulla pericolosità del MUOS dovevano iniziare il 13 gennaio ma non sono state mai fatte a causa di impreviste complicazioni per gli esperti del CGA. Ora si sospetta che le valutazioni saranno fatte solo su basi progettuali e senza verificare le condizioni “sul campo”, cosa tra l’altro ovvia perchè se il MUOS resterà fermo non si potrà vedere l’eventuale danno o le problematiche relative alle emissioni dal vivo.
articolo G.Musumeci

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