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Arriva “Ocean Clean up”: ecco come il mare si pulirà da solo

Troppa plastica in mare, troppe schifezze che galleggiano e vanno a inquinare anche gli atolli più lontani e selvaggi. Troppi veleni che per smaltirsi impiegheranno 200 anni, uccidendo nel frattempo l’ecosistema marino e anche noi che di esso viviamo. Pulire il mare, e farlo presto, è la missione di Greenpeace e di tutti i governi del mondo. Ma è anche il chiodo fisso di un ragazzino olandese, Boyan Slat, che oggi a 19 anni sta per risolverlo con una soluzione che lascerà tutti a bocca aperta. Il mare, infatti, si pulirà da solo!

L’idea di uno studente liceale

A credere nei sogni di questo studente appena diplomato, oltre al suo Paese l’Olanda, anche il Giappone. Un’azienda nipponica, infatti, ha acquistato il suo progetto OCEAN CLEAN UP e vuol farlo diventare realtà al largo delle coste inquinate di Tsushima, sul mare che tocca anche la Corea. Ma come fa il mare a “pulirsi da solo”? Grazie alle correnti, che non mancano mai. L’idea di Boyan consiste in una serie di barriere galleggianti legate a due bracci disposti ad angolo acuto. Dato che la plastica viaggia sulla superficie dell’acqua, galleggiando incontrerà questi “ostacoli” e spinta dalle correnti verrà intrappolata e risucchiata verso il motore che la porterà direttamente alle centraline di frantumazione.

Dieci anni per pulire il mare

Una volta sbriciolata verrà impiegata per altri scopi, per essere meglio riciclata o addirittura eliminata. Ogni braccio è lungo 2 km, per cui posizionando diverse barriere in luoghi cruciali si potrà catturare moltissima plastica e ripulire gli oceani in 10 anni! Le macchine che sbriciolano e riciclano la plastica, poi, sono ecosostenibili, vanno a energia solare e non disturbano la vita normale dei pesci. L’idea di Boyan era partita in sordina nel 2014, finanziata con il “crowd funding” (raccolta di soldi via siti social) aveva raggiunto la cifra incredibile di 2 milioni di dollari! Con quel denaro il giovane olandese ha realizzato il progetto e poi, con l’aiuto dell’azienda giapponese, ha pensato di pulire un tratto del Pacifico interessato tra le altre cose anche dalla  Great Pacific Garbage Patch, un’ isola di plastica galleggiante talmente vasta da essersi meritata un nome come fosse un atollo appena scoperto!

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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