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Paste famose con grani inquinati. Il Tribunale conferma i sospetti

Il grano con cui si fanno le paste più note e vendute in Italia non sarebbe buono. Lo avevano ventilato, con un’azione di gruppo, alcuni piccoli produttori regionali riuniti nella Associazione di Consumatori e Produttori di Grano Duro del Mezzogiorno ‘GranoSalus’ dopo un’inchiesta condotta su 8 famosissime marche (tra cui Barilla, De Cecco e Divella) portate in tribunale con l’accusa di aver usato contaminanti nei loro grani. Le stesse otto aziende si erano associate per difendersi e si erano rivolte agli avvocati, pretendendo tra le altre cose la rimozione degli articoli che manifestavano le accuse sul web.

Micotossine e glifosati nel grano

Il problema è che, a cose fatte, il Tribunale di Roma -prima sezione civile- ha dato ragione alle accuse puntando decisamente il dito contro le grandi marche.  «Gli articoli in questione costituiscono legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero» è stata la sentenza finale, dopo un primo ricorso già respinto a giugno. I siti che avevano pubblicato quelle accuse sono quelli di GranoSalus e I Nuovi Vespri, i quali nella difesa dei grani locali indigeni si scagliavano contro le grandi marche colpevoli, a loro dire, di usare inquinanti dato che erano venuti alla luce campioni di  micotossine e glifosato nei loro grani. Gli articoli andavano rimossi perché “condotti con metodi imprecisi e su dati infondati”.

Analisi corrette confermano i sospetti

Ma le indagini del Tribunale di Roma avrebbero dimostrato che non solo quegli articoli erano legittimi, dunque potevano restare online, ma che  «le analisi sono state effettuate da primario laboratorio, con metodo scientifico» e questo è un punto decisamente dolente, per tutta la vicenda.  Le grandi marche hanno torto e come se non fosse abbastanza non si sono nemmeno difese bene in quanto  «non hanno prodotto delle contro-analisi né sui lotti indicati e analizzati (dei quali esse avrebbero l’obbligo di conservare un campione), ma nemmeno su altri lotti di pasta», il che fa aumentare i dubbi sulla loro produzione. Brutti tempi, quindi, per le paste famose e una piccola vittoria per i produttori locali che ora si vedranno anche pagate le spese dai “potenti” di turno.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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