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Ozono, di nuovo allarme. Per colpa della Cina

Avevamo appena tirato un sospiro di sollievo, perché il terribile “buco dell’Ozono” che aveva minacciato di arrostirci tutti con i raggi UV del sole si era rimarginato grazie anche alle politiche anti inquinamento degli ultimi 30 anni. Ma oggi, rivela una ricerca dell’Università di East Anglia, il pericolo si ripropone e del tutto inaspettato. Per colpa, soprattutto della Cina e dell’India.

I pesticidi che arrivano nell’atmosfera

L’eccesso di prodotti chimici usati per la verniciatura, l’agricoltura e la produzione di prodotti farmaceutici e PVC e l’eccesso di emissioni di gas nocivi industriali, infatti, provengono da questi due Paesi non a caso “in via di espansione”. Il che economicamente è un bene, ma quanto a rispetto ambientale è un dramma. Ci si era talmente tanto consolati, dopo anni di battaglie, che nessuno ha pensato di controllare lo stato dell’Ozono per molto tempo. Quando il controllo è stato fatto gli scienziati sono rimasti senza parole. Non tanto per le emissioni in sé quanto per il ritmo vertiginoso con cui stanno aumentando in quell’area del mondo, non tanto distante da dove si aprì il “buco” (sopra l’Australia). Soprattutto non si poteva mai immaginare che prodotti chimici usati sul terreno, per l’agricoltura, potessero raggiungere tanto rapidamente lo strado di Ozono con i loro residui. Ciò significa che bisogna rivalutare e ribaltare molte politiche ambientaliste che tenevano conto solo degli inquinanti gassosi in aria, e non di quelli solidi a terra.  I dati raccolti casualmente dagli aerei di linea di passaggio sull’Asia tra il 2012 e il 2014 hanno aperto gli occhi del mondo su questa nuova piaga che rischia di rovinare il lavoro fatto per tanti anni. 

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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