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Salviamo la barriera corallina. Ecco come

E’ uno degli ecosistemi più belli del mondo, e anche quello più a rischio in assoluto. La Grande Barriera Corallina che decora chilometri di costa australiana, sotto il pelo dell’acqua, nello splendore dei suoi coralli rossi, rosa, bianchi e di tutti gli esseri viventi (animali e floreali) che vi abitano. A rischio distruzione per colpa dell’uomo, manco a dirlo, e della sua manipolazione dei mari, e dell’inquinamento galoppante. Come fare per salvarla?

Ripopolare con una nuova tecnica

Alcuni ricercatori dell’ateneo australiano Southern Cross hanno ideato un metodo che potrebbe dare frutti notevoli: “trapiantare” milioni di larve di coralli in aree danneggiate affidando il seme e le uova alla corrente. Dai coralli ancora vivi vengono prelevate le uova e lo sperma dei minuscoli polipetti, quindi vengono inseminati e dopo liberati (già in forme di larva) nella corrente vicino alle zone dove i coralli sono quasi del tutto spariti. In tal modo si spera di “impiantare” su quel che resta dei coralli antichi quelli nuovi e far ricrescere la barriera. Nella normalità, solo poche migliaia di polipi si radicano sulla barriera dando vita ad altre popolazioni. Indirizzando appositamente l’accoppiamento di massa verso quelle barriere più povere si spera di radicarne a milioni, accelerando la crescita e fermando la distruzione dei coralli. In Australia è soprattutto la pesca selvaggia che distrugge le barriere, ma anche l’inquinamento e le battute di pesca abusive. Anche noi nel Mediterraneo abbiamo una minuscola “barriera” corallina, nel Mar di Sicilia, al largo di Trapani … città che di fatto è famosa per i suoi coralli già lavorati dal XVII secolo. Anche da noi il corallo rischia di sparire, per ragioni legate al cambiamento climatico. Chissà se questa tecnica possa funzionare anche qui…?

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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