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Il buco nell’Ozono si sta richiudendo

Il primo “avvistamento” del buco nell’Ozonosfera risale agli anni Cinquanta del secolo scorso. Inizialmente non ci si fece tanto caso ma appena 30 anni dopo quel “buco” si era ampliato al punto da mettere realmente in pericolo una parte del pianeta e in modo indiretto tutto il globo. La Ozonosfera è quella parte di atmosfera formata da gas che di fatto assorbono le radiazioni solari impedendo alla luce del sole di fare danno. Una falla in questo manto protettivo significava che i raggi UV avrebbero potuto causare tumori della pelle in buona parte dell’umanità.

Un danno grave nella Ozonosfera

Prima si pensò che a rischio fossero solo Australia, Nuova Zelanda e Sud America, più vicine alla zona non protetta ma poi si è capito non solo che il rischio era globale ma anche che il motivo per cui si era creato quel buco era l’eccessivo inquinamento umano. Insomma, quel buco poteva essere l’inizio di qualcosa di molto più grave e pesante per tutti. Dagli anni Novanta ad oggi, si è fatto molto per combattere le fonti inquinanti che stavano distruggendo l’Ozono e adesso si tirano le fila di quegli interventi planetari. Per fortuna i dati sono più che positivi.

Oggi il pericolo rientra

Oggi il “buco nell’Ozono” si è ridotto del 20% rispetto al 2005, come si vede dalle immagini del satellite “Aura” che raccoglie dati per la NASA. La percezione è che se si continua così, entro il 2070 il buco potrebbe arrivare quasi a chiudersi o per lo meno a ridursi ai livelli che aveva prima degli anni Ottanta. I benefici che abbiamo ottenuto però non devono farci mollare la presa sull’inquinamento. Proprio perché sappiamo a cosa porta l’eccessivo uso di alcuni materiali dobbiamo continuare a evitarne l’uso, perchè per stavolta ci è andata bene ma in futuro non potremmo essere altrettanto fortunati…

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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