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Il mondo conta i “martiri dell’ecologia”

Ieri, in Kenya, è morto Esmond Bradley-Martin (foto) americano divenuto africano per adozione e per amore. L’amore per gli elefanti, che difendeva a spada tratta da 23 anni contro bracconieri e leggi assurde di mercato. E’ stato ucciso a coltellate, pare per rapina, ma quasi certamente per aver pestato i piedi a qualche grande signore del traffico dell’avorio. Ed è solo l’ultima vittima dei cosiddetti “delitti ambientali”. Una categoria di crimini che molti preferiscono ignorare ma che fa quattro morti a settimana in ogni parte del mondo.

Una strage di martiri dell’ecologia

Una ONG -Global Witness- che si occupa di ambiente ha stilato un elenco allucinante di morti solo per il 2017: 197 persone, ammazzate perché difendevano un albero, una specie animale, un tratto di fiume, o anche solo il proprio villaggio dalle devastazioni spesso dettate da leggi di mercato globale atto a portare ricchezza solo a pochi occidentali.  Pochi giorni fa il Papa ha ascoltato dalla viva voce degli Indios cileni le drammatiche cronache delle uccisioni in quelle foreste, lo stesso avviene ogni minuto in Amazzonia per arricchire il mercato del legname americano e quello dei vegetariani europei (buona parte della foresta viene abbattuta per far spazio a piantagioni di soia o di palma).  Si pensi anche a chi cerca di proteggere gli animali marini dalla pesca indiscriminata. O a chi lotta per evitare che i bracconieri caccino le tigri, i gorilla o appunto gli elefanti. L’unica buona notizia in questo panorama di morte è che tali omicidi sono in diminuzione, da dieci anni a questa parte. Forse sta aumentando la coscienza ecologica delle nuove generazioni, forse si stanno mordernizzando alcuni Paesi che prima vivevano di superstizioni legate alla medicina orientale che stermina balene, squali e tigri inutilmente. Forse le poltiche di riciclo dei materiali sta facendo diminuire la ricerca degli stessi. Ma siamo ancora lontani dal tirare sospiri di sollievo. Tra i Paesi più accaniti nei crimini ambientali (contro il territorio ma anche contro gli uomini che lo difendono) c’è come detto il Brasile, seguito dal Messico, dal Congo e dalle Filippine. In molti altri Paesi però certi delitti sussistono anche se non sono evidenti… per esempio, in Centro America molti ecologisti attivi vengono sbattuti in prigioni dove subiscono di tutto. Arrivano vivi, ma magari ne escono morti diversi giorni dopo.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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