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Il Sahara ci dimostra il rischio che corriamo

Siamo abituati a considerarlo una macchia gialla sulla mappa, uno dei più grandi deserti del mondo, sicuramente il più esteso. Il Sahara però ci sta raccontando, tramite i ritrovamenti fossili che in alcuni suoi punti emergono alla luce, una storia dell’orrore che ci riguarda da molto vicino. In questo immenso deserto arido e afoso, infatti, si trovano tracce di una antica vita fatta di foreste e di coltivazioni. 

Diecimila anni fa era verde

In Libia, uno studio congiunto della Università La Sapienza di Roma, di Modena e Reggio Emilia e di Huddersfield, Regno Unito, ha trovato tracce di conservazione di cereali risalenti a 10.000 anni fa. Nemmeno tanto tempo, se pensiamo che noi viviamo nell’anno 2018 e che 3000 anni fa i Greci dominavano sul Mediterraneo. Insomma, in un tempo relativamente “vicino”, il Sahara era una zona fertile, verde, coltivata e coltivabile e l’uomo ne conservava i frutti! Poi successe qualcosa …

Gli uomini coltivavano cereali

Il clima umido, subtropicale e piovoso di un tempo si tramutò in un clima arido e secco che prosciugò l’acqua e indurì la terra. Il ritrovamento di cereali ha fatto supporre che o l’azione dell’uomo o quella di insetti e animali abbia segnato la vita passata del Sahara. L’opzione animale è stata scartata nel momento in cui, analizzando i resti dei cereali, si sono trovate micro tracce di ceramica, testimonianza evidente di un’opera umana sul prodotto della terra. Quel che meraviglia è che questi “cereali” allora molto comuni oggi fanno parte di quelle piante che noi chiamiamo “erbacce”. Dovremmo imparare a rivalutare l’uso di tutte le piante dei nostri campi, anche perché -il Sahara insegna- il rischio di desertificazione non è una favola e potrebbe capitare anche oggi, anche a noi.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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