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Allarme a Pompei per alcuni nuovi crolli, lo scempio nell'area archeologica continua

A Pompei è di nuovo allarme per i crolli nell’area archeologica.

Ieri è stata una giornata tragica per gli scavi campani: due nuovi crolli, che si sono aggiunti ai tre verificatisi nel mese di novembre. Una vera emergenza! Ieri sono crollati il muro di una bottega in Via Stabiana e parte di un intonaco della casa della Fontana Piccola. Nel mese scorso erano crollati parte della domus 21, della Casa del Torello di Bronzo e delle Terme Centrali. Novembre, per Pompei, è sempre un mese campale: per le abbondanti piogge che stanno flagellando il Centro-Sud, come ora, anche tre anni fa avvenne il tristemente noto scempio della Scuola degli Armigeri.

Le polemiche riguardano soprattutto la politica, che dovrebbe avere a cuore la gestione del nostro patrimonio: a inizio ottobre è stato convertito in legge il DL Cultura, ma delle norme riguardanti il progetto Pompei non c’è traccia. Bisogna far presto, perché l’UNESCO, che ha classificato l’area archeologica come sito del proprio patrimonio, pretende già un piano di gestione per evitare che gli scavi finiscano per essere classificati come zona “a rischio”, e perché l’Unione Europea ha chiesto la messa in atto delle spese che essa stessa ha destinato a Pompei. Dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici, arrivano i soliti messaggi di ottimismo: la gara relativa al progetto Grande Pompei sarebbe già stata assegnata e, a breve, inizieranno i lavori per la messa in sicurezza delle murature pericolanti che maggiormente necessitano interventi. In altre aree, le gare si avviano già a conclusione con tecniche di restauro mirate a consolidare murature costruite, in epoca romana, con piccolo pietrame e malta povera.

Il Governo Letta, e soprattutto Massimo Bray, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, intendono rilanciare l’area archeologica vesuviana: nei prossimi giorni sarà nominato lo staff guidato da un Direttore Generale. I sindacati, però, storcono il naso: la CISL ha sottolineato che la Soprintendenza debba darsi da fare per evitare che nuovi crolli si manifestino come segnale di un’incuria che dura da troppi anni. Nella celebre zona archeologica, al momento, sono disponibili solo tre operai, ma vi si potrebbe spostare altro personale specializzato nel restauro e nelle conseguenti operazioni, vista la situazione di emergenza.

Stefano Malvicini

Foto: Pia Virtanen via Flickr

admin

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