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Il governo oggi si gioca la carta della fiducia sulla legge di stabilità. Esecutivo sotto tiro da parte di opposizione, sindaci e industriali

Oggi Enrico Letta e il suo esecutivo si giocano la carta della fiducia riguardo alla Legge di Stabilità. Il governo è sotto tiro da parte di opposizione, industriali e sindaci.

Il voto finale è previsto in tarda mattinata alla Camera, anche se il tutto potrebbe slittare a sabato a causa di vari ordini del giorno. Lunedì pomeriggio potrebbe arrivare il sì definitivo al Senato.

La polemica, oltre che sul taglio dei fondi ai Comuni che non accettano slot machines, si è accesa con le parole del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il quale ha detto che questa legge di stabilità non è sufficiente a garantire la ripresa al Paese. La ripresa rimarrebbe fiacca, la disoccupazione alta e il rischio per la tenuta sociale del Paese sarebbe altissimo, con i conseguenti rischi visti nei giorni scorsi con la protesta dei forconi. Letta ha risposto che la ripresa non si fa “sfasciando i conti”.

Il giudizio di Squinzi è condiviso anche dai leader di CISL e CGIL, Bonanni e Camusso, che speravano in una manovra di impatto maggiore sull’economia reale, e, se ciò non fosse stato possibile, sul taglio delle tasse.

Letta, da Bruxelles, ha risposto a tutti: “Gli imprenditori dovrebbero rendersi conto che, perché, ci sia crescita ci devono essere complessive condizioni: gli interessi bassi è una di queste, le tasse basse è un’altra. La legge di stabilità comincia a far scendere le tasse, gli ulteriori interventi arriveranno dall’anno prossimo. Ho la responsabilità di tenere la barca Italia in equilibrio, il che significa la crescita senza sfasciare i conti”, visto il raggiungimento dello spread più basso da due anni a questa parte.

Anche i Comuni hanno alzato la voce sulla legge di stabilità, la quale potrebbe impedire loro di di varare delle detrazioni per le famiglie sulle nuove imposte sugli immobili (IUC). L’ANCI ha sospeso tutti gli incontri istituzionali per la conflittualità nel governo e, tramite il suo rappresentante nazionale Piero Fassino, sindaco di Torino, ha detto di volersi appellare a Napolitano, oltre che al governo e al Parlamento per ripristinare i fondi.

Stefano Malvicini

Foto: Enrico Letta via Flickr

admin

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