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A Gaza è di nuovo guerra, razzi di Hamas verso Tel Aviv e risposta militare israeliana

Torna la guerra a Gaza, un giorno dopo la fine del cessate il fuoco tra Israele e Palestina, con il fallimento della mediazione dell’Egitto.

Stamattina, dal Nord della Striscia, sono partiti nuovi razzi verso il Sud di Israele, ma, stavolta, il mirino è puntato su Tel Aviv e sul suo aeroporto. Il David Ben Gurion è il più grande scalo israeliano e, da domani, alcune compagnie aeree straniere non faranno più atterrare a Tel Aviv i propri velivoli.

Dalla fine del cessate il fuoco, Hamas ha sparato quasi duecento razzi, mentre gli israeliani, con i loro raid, hanno ucciso ventidue persone. A Gerusalemme si ritorna a parlare di invasione di terra, tanto che il premier Benjamin Netanyahu ha richiamato circa duemila riservisti, come ha scritto The Times of Israel, oggi. Fonti di Tsahal, inoltre, riferiscono che, in questi giorni, oltre cento ebrei americani sarebbero sbarcati in Israele per arruolarsi nelle truppe dell’IDF.

La primula rossa, per Israele, ora è Mohammed Deif, capo dell’ala militare di Hamas, da cui dipende la situazione a Gaza, oltre al lancio dei missili o il loro stop. Secondo alcuni è morto nel bombardamento che ha colpito la sua casa, secondo altri analisti no e sarebbero decedute solo la moglie e il figlio neonato. Hamas nega, naturalmente.

Netanyahu, dal canto suo, ha detto che Hamas ha subito il colpo più grande dalla sua fondazione, ma ha anche rivangato il fatto che l’Esercito di Israele, a Gaza, ha ucciso tanti terroristi: anche donne e bambini, verrebbe da chiedersi? Comunque l’operazione continuerà e potrebbe durare anni.

Al Cairo, intanto, la mediazione egiziana è fallita ma il governo del generale Al-Sisi ha chiesto alle parti di tornare al tavolo negoziale. Hamas ha accusato Israele di non aver preso con serietà i colloqui e di usare i razzi come una scusa. Per gli integralisti, la proposta egiziana non aveva alcun fondamento. Spuntano, però, influenze da parte dei potentati arabi del Golfo Persico: il Qatar vorrebbe sedere al tavolo negoziale e avrebbe minacciato il capo di Hamas, in esilio a Doha, di espulsione se avesse accettato la proposta egiziana. Ora della vicenda se ne occuperà il presidente dell’ANP Abu Mazen, che sarà sia a Doha che al Cairo per incontrare le parti e mediare per la Palestina.

Stefano Malvicini

Foto: Israel Defence Forces via Flickr

admin

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