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Jihad in Siria, alcuni arruolati in Veneto. La procura indaga

La Jihad islamica ha pescato combattenti anche in Veneto.

La Procura di Venezia ha aperto un fascicolo di reato contro cinque persone, con la gravante delle finalità eversive, che sembra confermare il rischio terrorismo islamista lanciato, per l’Italia, dal ministro Angelino Alfano.

Tutto parte da Ismar Mesinovic, bosniaco residente nel Bellunese, morto in Siria a inizio anno combattendo contro le forze di Assad dopo aver aderito alla guerra santa. Sarebbero indagati alcuni balcanici a lui legati. Mesinovic, da quanto emerge dal web, è morto forse ucciso dopo aver scelto di radicalizzare il suo credo politico e religioso per lottare contro i governativi siriani. L’uomo era sposato, ma poi si è separato, con una cubana, residente a Belluno, e ha avuto un figlio, sulla cui sorte nulla si sa: potrebbe essere in Siria o in Bosnia. Alcuni parenti, residenti in Germania, nulla sanno del figlio né del motivo che lo ha spinto a recarsi in Siria. Anche l’ex moglie non sa nulla: i due si sarebbero separati proprio per il rifiuto della donna di convertirsi all’Islam.

I cinque indagati gravitano nel suo stesso ambito e i Carabinieri vogliono capire se anche loro siano fondamentalisti e se siano loro ad aver spinto Ismar verso la Siria.

Una storia che ricorda il venditore di kebab iracheno arrestato nel 2007 con l’accusa di essere vicino al capo di Al Qaeda, Al Zarkawi, e di aver progettato un attentato a Baghdad: l’uomo fu poi assolto.

Ora i riflettori sono puntati sugli oltre cento luoghi di preghiera e associazioni islamiche venete.

Stefano Malvicini

Foto: Zoriah via Flickr

admin

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