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Lidia Macchi: arrestato il suo assassino dopo trent'anni

Arrestato l’assassino di Lidia Macchi, la ragazza che il 7 gennaio del 1987 fu ritrovata morta in una zona boschiva. Dopo trent’anni finalmente si fa luce sul caso di Lidia, una giovane 20enne che il giorno 5 gennaio si era recata con la sua auto presso l’ospedale di Cittiglio (Varese) per andare a trovare un’amica e sembra proprio che nel parcheggio dello stesso ha incontrato il suo assassino, Stefano Binda. L’aggressore che le ha tolto la vita era un conoscente di Lidia, un suo compagno di liceo, di cui forse la giovane si era invaghita, forse per il suo essere intellettuale e per il fatto che faceva uso di stupefacenti, un giro di droga da cui la giovane donna voleva cercare di farlo uscire. A conferma di ciò il ritrovamento di un libro in camera di Lidia che racconta la storia di una ragazza di brava famiglia che si innamora di un drogato e che cerca di salvarlo ma che lui ferisce gravemente, una storia che ha diverse somiglianze con la sua, quasi una premonizione.

Proprio oggi le indagini hanno portato all’arresto Di Stefano Binda, 48 anni, laureato in filosofia, senza posto, che vive con la madre pensionata nel varesotto e che negli anni novanta ha fatto uso di droga. Nel 1987 l’uomo avrebbe ucciso Lidia Macchi, prima violentandola e poi uccidendola con diverse pugnalate prima in auto e poi fuori dalla stessa mentre la ragazza tentava di fuggire, colpendola alla schiena e ad una gamba, perché convinto che lei si fosse concessa e che non avrebbe dovuto farlo per il loro credo religioso. Lidia morì per le ferite riportate e per il gelo.

Stefano Binda sarebbe l’autore della lettera “In morte di un’amica” che il giorno del funerale di Lidia venne data alla famiglia della giovane in forma anonima. Quella lettera fu poi pubblicata su un giornale e una donna, amica comune ad entrambi, riconobbe la grafia di Stefano. Subito si recò dalla polizia per raccontare la cosa dopo aver ritrovato in casa sua della cartoline che Stefano le aveva mandato all’epoca, e la perizia calligrafica ha poi confermato quanto la donna sostenesse.

Stefano Binda sarebbe accusato di omicidio aggravato da motivi abbietti e futili, dalla crudeltà, dalla minore difesa e dal nesso teologico.

admin

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