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Lidia Macchi: continuano le indagini, riesumato il corpo

Continuano le indagini per il caso di Lidia Macchi, la giovane fu uccisa 28 anni fa con 29 coltellate. Arrestato Stefano Binda, indagato per l’uccisione della ragazza, amico di liceo, accusato di averla uccisa quella notte nel gennaio dell’87. Trovati sei coltelli, di cui due da cucina e altri senza manico, reperti riportati alla luce pieni di ruggine e terra nel parco Mantegazza di Varese dove fu trovato il corpo senza vita della giovane. Elementi interessanti che verranno comparati con le ferite riportate sul corpo riesumato di Lidia qualche giorno fa e si procederà all’esame del dna. A far riaprire il caso sarebbe stata una lettera “In morte di un’amica”, fatta recapitare ai familiari il giorno del funerale, la cui calligrafia sarebbe stata riconosciuta da un’amica comune, attribuendola a Stefano. I difensori di Binda hanno presentato ricorso contro la custodia cautelare in carcere. Intanto la famiglia di Lidia Macchi aveva chiesto a Stefano Binda di dire la verità e di confessare se fosse stato lui ad ucciderla, questo per evitare di riesumare il corpo. L’uomo continua a dichiararsi innocente e si è rinchiuso in un totale silenzio.

Altra vicenda dolorosa per la famiglia Macchi, in quanto è venuto a mancare il padre Giorgio che ha sempre combattuto per venire a capo di questa tragica storia e per conoscere la verità su chi quella notte uccise sua figlia.

admin

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