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Renzi al Colle: inizia ufficialmente la crisi

Renzi ha ufficializzato le dimissioni ieri sera, dopo il secco “NO” del Referendum che di fatto sfiducia il lavoro del premier e di tutta la squadra. Un atto dovuto che il presidente Mattarella ha ricevuto e accettato “con riserva” perché esiste sempre il rischio che un nuovo governo non si possa formare e in quel caso non è detto che l’incarico non torni a Renzi. Per adesso l’ex premier rimane a Palazzo Chigi, almeno finché non saranno risolte tutte le cose lasciate in sospeso come ad esempio la decisione sulla legge elettorale o la sistemazione di alcuni impegni internazionali. Ma con le dimissioni la crisi entra ufficialmente nel vivo e con essa tutti i rituali che dovranno portare alle prossime elezioni.

Le consultazioni al Colle

Oggi niente giorno festivo per la politica. Mattarella ha già iniziato stamattina ben 25 colloqui per le “consultazioni” che prevedono prima un incontro col presidente emerito Napolitano, poi l’incontro con i presidenti di Camera e Senato, quindi i colloqui con i rappresentanti delle tante forze politiche per capire se esista un nome su cui sono tutti d’accordo per avviare un governo provvisorio. Impossibile andare a “elezioni anticipate” come vogliono il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord. In ogni caso occorre attendere l’esito della Consulta sulla legge Italicum (che arriverà solo a fine gennaio) ma comunque per indire delle elezioni ci vogliono almeno tre mesi, per cui anche “anticipatamente” si sarebbe votato a marzo.

Il  governo della crisi

Il prossimo governo quindi potrebbe essere formato da tecnici ed avere come guida un esponente del partito che rimane oggi di maggioranza, quindi sempre il PD. Si fanno i nomi di alcuni ministri che potrebbero diventare premier provvisori, come  Padoan, o Del Rio oppure Dario Franceschini. Dopo di che, come già avvenuto in passato, il prescelto formerà la propria squadra e traghetterà il Paese verso l’estate, verso il mese di giugno quando possibilmente ci saranno le prossime elezioni. Al momento non sembra ci siano partiti favoriti, dato il panorama polemico e frammentario. Il dopo-Renzi ha evidenziato tutte le debolezze delle opposizioni non in grado di organizzarsi in modo unitario. Se il Movimento 5 Stelle appare favorito a livello popolare, la sua ostinazione a “non allearsi” potrebbe fargli perdere la vittoria alle nazionali.

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.
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