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E’ morto Totò Riina

Chissà, se esiste un altrove, se adesso sta guardando in faccia Falcone, Borsellino, Livatino e tutti gli altri innocenti che ha fatto a pezzi. Chissà se sta guardando i bambini, le madri, i nonni che sono stati liquidati perché erano nel posto sbagliato al momento sbagliato o perché figli di un “traditore”. Totò Riina è morto stamattina alle 3. Difficilmente il mondo ne sentirà la mancanza. L’ex “capo dei capi” era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma. In carcere da 24 anni,  il regime di isolamento gli  impediva i contatti con il resto del mondo. Perfino i figli, per dirgli addio, hanno dovuto avere un permesso speciale.

Riina “la Belva”

Nato nel 1930 a Corleone (Palermo), rimase orfano di padre prestissimo e prese a modello di vita il locale mafioso Luciano Liggio. La sua “carriera”, sempre contro la legge, ha compreso truffe ai contadini, macellazioni clandestine, furti, rivendite di bestiame sottratto illegalmente … e ovviamente omicidi che servivano per liberare la strada verso l’obiettivo finale: diventare il capo assoluto delle famiglie mafiose siciliane. Soprannominato inizialmente “Totò u curtu” per via della bassa statura, presto il suo soprannome cambiò in “la Belva” perché era di una ferocia mai vista, perfino tra gli stessi mafiosi! La sua potenza terminò negli anni Novanta, dopo le sanguinose stragi che uccisero i giudici Falcone e Borsellino e i loro uomini e donne di scorta, per le quali fu arrestato come mandante. Ma a Riina sono attributi moltissimi altri omicidi importanti e non solo in Sicilia.

Con lui muoiono i segreti

Nonostante fosse in carcere ormai da anni, Riina continuava a gestire “Cosa Nostra” da dietro le sbarre, tanto che le minacce più recenti sono giunte al PM Di Matteo, che è stato costretto al trasferimento. Sorvegliato speciale anche in carcere, le intercettazioni prese dentro quelle mura sono state usate per capire come e dove si estendesse il suo dominio, che appariva intatto nonostante lui personalmente fosse fuori gioco. Tramutato ingiustamente in una sorta di eroe dal film tv “Il capo dei capi”, Riina è stato in realtà un mostro dei nostri tempi. Con lui muoiono importanti segreti, anche legati alla politica degli ultimi vent’anni, ma muore anche un terrore antico che si spera di non dover rivivere ancora. 

Grazia Musumeci

Sicilianissima, vivo ai piedi dell'Etna e lavoro dal 1999 sia come traduttrice che come blogger. Le mie passioni, oltre la scrittura, sono la fotografia e la montagna.

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