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L’arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio Unesco

“Congratulazioni, Italia!”. Con questo messaggio lanciato su Twitter, l’Unesco ha annunciato l’inserimento dell’arte del pizzaiolo napoletano nella lista dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità. Anche il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina ha usato lo stesso social per comunicare la notizia: “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”. Otto anni di di negoziati internazionali fino a ieri, quando, a Jeju, in Corea del Sud, il voto unanime del Comitato di governo dell’Unesco per l’unica candidatura italiana, ha riconosciuto che la creatività alimentare della comunità napoletana è unica al mondo. Per l’Unesco, “il know how culinario legato alla produzione della pizza, comprendente gesti, canzoni, espressioni visive, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, di esibirsi e condividere, è un indiscutibile patrimonio culturale”, si legge nella decisione finale.

Per l’Italia si tratta del 58esimo Bene tutelato (il settimo Patrimonio immateriale riconosciuto), il nono in Campania. La vittoria è stata annunciata in diretta Facebook dalla delegazione italiana che sull’isola sudcoreana ha seguito da vicino i lavori del Comitato. A Jeju hanno atteso la proclamazione l’Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unesco, il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, ex Ministro delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, Pierluigi Petrillo, curatore legale del dossier di candidatura. I lavori del Comitato Unesco si concluderanno il 9 dicembre e solo al termine di questa ultima sessione l’Arte del pizzaiuolo napoletano sarà ufficialmente iscritta nella Lista.

Il percorso che ha portato a questo risultato è passato attraverso 100 paesi e oltre 2 milioni di firme, più della metà delle quali grazie alla mobilitazione di Coldiretti. A Napoli l’attesa della decisione è stata esorcizzata nel Giardino Torre del Real Bosco di Capodimonte  assieme al direttore del Museo Sylvain Bellenger. Cinque tra i pizzaioli più conosciuti si sono ritrovati a riaccendere, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, un forno di campagna con cupola a volta di mattoni refrattari nel quale si raggiunge la temperatura di 415 gradi, l’ideale per la cottura della pizza napoletana. Proprio lì dove quell’impasto di acqua e farina, dopo qualche minuto in cottura in un forno rigorosamente a legna, prese la forma di una pizza e il nome di Margherita.

Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti

“Un risultato straordinario alla vigilia di un 2018 che è stato proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che l’Italia è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e l’arte della pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale con circa 5 milioni di pizze sfornate al giorno”.

La candidatura ufficiale è stata presentata dalla Commissione Nazionale Italiana Unesco nel marzo 2015 una prima volta e poi di nuovo il 4 marzo 2016, quando il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, riunitosi a Roma, ha deliberato all’unanimità di ricandidare per l’anno 2017 nella Lista dei Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco “L’Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani”. Un risultato ottenuto anche grazie alla grande mobilitazione per Expo di Coldiretti, Fondazione UniVerde, e Associazione Pizzaiuoli Napoletani con il coinvolgimento delle delegazioni dei paesi partecipanti all’esposizione universale di Milano.

 

Marta Patroni

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