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Le ferrovie dello Stato si collocano al primo posto in Europa

Il pendolare ferroviario che gela d’inverno, arrostisce d’estate e, in ogni stagione, patisce ritardi e sporcizia, probabilmente non lo sa, ma le ferrovie italiane sono, per tecnologia, al vertice d’Europa.
Come hanno confermato esperti, gestori e politici intervenuti al convegno “Innovazione tecnologica nella rete ferroviaria. Ricerca, industria ed economia a confronto” organizzato da Fondazione e Politecnico di Milano.

Una tradizione antica, questa, che, come ha ricordato Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ha i suoi punti di riferimento nella prima tratta tra Napoli e Portici (1839); nelle prime elettrificazioni (Milano-Monza, 1899 e Bologna San Felice, 1900)che si diffusero rapidamente più che in altri Paesi europei a causa della nostra endemica scarsità di carbone; nei gioielli ETR che oggi ci copiano; e, in tempi più recenti, nella sicurezza che pone l’Italia ai vertici continentali. Esempi, tutti, di alta tecnologia che ha, come obiettivo, la gestione dell’intero traffico da stazioni di controllo a terra. Certo, aggiunge Moretti, se questo è frutto della collaborazione di università quali il Politecnico con le ferrovie, il “mondo nuovo” nei trasporti che si prospetta, rappresentato da Alta Velocità e Alta Capacità, deve fare i conti con una cultura
autodipendente e con la cronica scarsità delle risorse destinate agli investimenti e alla ricerca, risorse indispensabili per proiettare l’Italia, ancora ferma all’economia del tondino e del cemento, nella
competizione con gli altri Paesi tecnologicamente più avanzati (“per auto e treno i Giapponesi sono più avanti di noi di 6 anni”).

Chi è chiamato a decidere in tal senso? Ma la politica, naturalmente. E proprio da due alti esponenti della politica – il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli e Roberto Castelli,
vice ministro dello stesso dipartimento – sono giunte assicurazioni in tal senso.

Istituzionale l’intervento di Matteoli, che ha concluso i lavori. Con una promessa: 2 miliardi per l’acquisto di materiale rotabile destinato ai pendolari di cui sopra che per la Lombardia, secondo
Castelli, si concretizzeranno nell’acquisto di 60 nuovi convogli: “Il piano per le infrastrutture messo a punto dal governo non è “faraonico nè generico” e le opere previste sono “sostenibili finanziariamente”.
Tra i punti che muovono la strategia dell’esecutivo nel campo delle infrastrutture, ha ricordato il titolare del ministero, ci sono da un lato “chiarezza programmatica” e “misurabile certezza delle risorse”,
dall’altro “coerenza tra iniziativa programmatica e fase attuativa” e un “corretto rispetto dei tempi di attuazione dell’intero percorso programmatico”: questa, ha spiegato Matteoli, è “la nuova grammatica”
per governo, Ferrovie dello Stato, mondo della produzione e della ricerca e innovazione. Il ministro ha messo in evidenza come il governo abbia già “prodotto due allegati al Dpef, che contengono un
piano di infrastrutture preciso, e un quadro di interventi che nel 2009 ha permesso l’approvazione da parte del Cipe di opere per 14 miliardi di euro, che diventeranno 22 entro l’anno”. Quanto alle esigenze messe in campo per triennio 2009-2011, si tratta di un quadro “preciso e cadenzato”. “Quest’anno – ha detto Matteoli – stiamo
garantendo un volano di 8 miliardi di risorse pubbliche, di cui il 56% per la rete ferroviaria”.

In apertura del convegno Castelli, ricordando un recente congresso internazionale che ha visto la partecipazione di oltre 40 ministri dei trasporti di altrettanti Paesi tesi al rilancio della ferrovia (in
trent’anni, in Europa, il suo utilizzo è calato di due terzi), ha lamentato carenza di risorse: “Per il 2010 ad Anas e Ferrovie è stato stanziato uno 0 tondo” ha precisato. E gli euro annunciati da
Matteoli? Provengono da fondi pregressi del Cipe. “Purtroppo – ha aggiunto – le ferrovie hanno due gravi difetti: costano molto e sono “opere fredde” nel senso che i loro utili non ripagheranno mai gli
investimenti”.
Tornando al cuore dei lavori – l’innovazione tecnologia applicata alle ferrovie – dopo il saluto del Rettore del Politecnico Giulio Ballio, Giampio Bracchi, presidente della Fondazione del Politecnico, ha illustrato attività e obiettivi della Fondazione, riassumendone i positivi risultati: 180 progetti di collaborazione con 300 imprese e
150 tra università, centri di ricerca ecc. con investimenti in ricerca per 90 milioni.

Cuore operativo della Fondazione il Joint Research Centre – che ha quali partner industriali alcune tra le principali grandi imprese che operano in Italia (dalla Abb a Bombardier a Siemes a Rete Ferroviaria
Italiana, appunto) – spiegato dal prorettore Giovanni Azzone: dal 2004 ha messo al proprio attivo 391 brevetti e 203 invenzioni a favore di ogni settore di impresa, soprattutto la piccola e media,
primeggiando tra le università italiane (ma solo 15° in Europa, 57° nel mondo). Salvatore Bianconi, amministratore delegato di Ansaldo Breda, ha affermato come la mancanza di risorse possa essere
sostituita, almeno in parte, da innovazione e intelligenza; e Michele Elia, amministratore delegato di Rfi-Rete ferroviaria italiana, ha fatto il punto sull’attuale struttura: 17.200 km di rete (di cui più
di 700 recenti), 2300 stazioni, 9200 km di elettrificazione. In primo piano la sicurezza per tornare ad essere primi in Europa.

admin

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