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RapidShare chiude, mistero sulle motivazioni

RapidShare, uno dei più noti e celebrati servizi di hosting sul Web, chiuderà il prossimo 31 marzo. Ad annunciarlo è stata la stessa società attraverso uno scarno comunicato ufficiale sulla sua home page. Non vengono spiegate le motivazioni, circa le quali rimane tutto avvolto nel più denso mistero. Semplicemente a partire dal 31 marzo tutti gli account verranno disattivati e i relativi file cancellati. Occorre quindi scaricare nuovamente tutto sul proprio hard disk, altrimenti questo materiale diventerà completamente irrecuperabile.

Come detto, c’è mistero totale sulle motivazioni. Anche perché dopo la chiusura di MegaUpload, RapidShare aveva ereditato molti degli utenti “orfani” dell’impero di Kim Dotcom. Eppure le avvisaglie di una crisi c’erano già state, dato che lo scorso anno era arrivata una valanga di licenziamenti interni all’azienda svizzera e l’ex CEO Kurt Sidler aveva lasciato senza spiegazioni il suo posto proprio a gennaio 2014. La sensazione è che la nuova concorrenza dei servizi di cloud abbiano assestato un colpo fatale a RapidShare: gli abbonamenti al servizio, in effetti, partivano da circa 49,99 € al mese ed erano sottoposti a continui controlli per la lotta alla pirateria informatica. Tenendo conto di quanto costano servizi come Dropbox, Google Drive e Microsoft OneDrive, è facile intuire come l’utente medio abbia iniziato a lasciare il servizio preferendo la concorrenza “sulla nuvola”.

Ovviamente queste sono solamente supposizioni. Esiste la possibilità che, alla luce delle difficoltà nel far rispettare le sempre più strette leggi anti-pirateria, la dirigenza abbia deciso di chiudere il servizio prima di dover affrontare pesantissime cause legali e conseguenze penali come avvenuto proprio al già citato Kim Dotcom. Viene a chiudersi così l’ennesimo “mito” del mondo del file sharing, a vantaggio del mondo dello streaming che, soprattutto per film e trasmissioni TV, sta iniziando a conoscere la propria età dell’oro.

admin

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